New Eves – The New Eve Is Rising
Probabilmente il debutto dell’anno. Quattro ragazze di Brighton che restano in precario equilibrio tra il folk rurale e la perdita di controllo punk, tra una Patti Smith in trance e i Raincoats sotto acidi. “The New Eve Is Rising” è inquietante, poetico, energico, a tratti sperimentale. Sembra arrivare da un lontano passato, ma ci parla senza filtri del nostro un cupo presente.
Blood Orange – Essex Honey
“Essex Honey” è uno dei dischi più trattenuti di Dev Hynes. Gli arrangiamenti sono sobri, costruiti su linee armoniche discrete e interventi strumentali misurati. Il tema della perdita attraversa l’album senza mai essere dichiarato apertamente; emerge piuttosto attraverso dettagli, omissioni, spazi lasciati vuoti. È un disco che preferisce descrivere piuttosto che raccontare.
Lily Allen – West End Girl
“West End Girl” è, senza ambiguità, un disco di rottura. Non solo sentimentale, ma identitaria. Dopo anni di esposizione pubblica, Allen scrive canzoni che funzionano come resoconti lucidi di relazioni finite, dinamiche di potere e disillusione sociale. I testi sono diretti, spesso spietati, e sostenuti da un pop britannico sobrio che evita qualsiasi enfasi superflua. Più che un ritorno, è un riallineamento.
FKA Twigs – Eusexua
Ritmi spezzati, voci trattate, strutture in continuo mutamento: nel suo primo album in cinque anni, Twigs è attratta dalla fisicità dei corpi e da come questi interagiscono tra loro in uno spazio artistico, ispirato dalla techno. La sensualità è terreno di scoperta, il club una zona franca dove l’unica regola fissa è sperimentare. “Eusexua” è un flusso dinamico in cui ritmi aggressivi lottano con melodie immediate.
Bon Iver – Sable, Fable
In quello che potrebbe essere il suo ultimo album, Justin Vernon chiude un cerchio, tornando alle radici del suo folk. “Sable, Fable” lascia filtrare una certa sensazione di ottimismo e gioca con la sua natura eterogenea, scrollandosi di dosso le etichettature pluridecennali sul “triste trovatore” Bon Iver. Per farlo, Vernon abbandona una scrittura criptica in favore di una luminosità rasserenante.