Musica
Con la sua orchestra musicAeterna ha raggiunto anche Firenze con il Ring ohne Worte
di Francesco Ermini Polacci
Teodor Currentzis non finisce di raggiungere sul palcoscenico la sua Orchestra musicAeterna che subito dal pubblico, foltissimo, si levano urla d’ammirazione e acclamazioni estatiche. Dopo Brescia e Modena, Currentzis e musicAeterna hanno in Italia raggiunto anche Firenze, il Teatro del Maggio Musicale (qui presenti per la prima volta), proponendo il Ring ohne Worte, ossia L’anello del Nibelungo di Wagner “senza parole”, senza canto; un compendio di estratti dalla tetralogia del Ring affidati alla sola dimensione orchestrale, così come li cucì assieme Lorin Maazel quasi una quarantina di anni fa, in risposta alla richiesta di una nota etichetta discografica per farne un cd dimostrativo delle meraviglie tecniche di registrazione di allora, con la partecipazione dei Berliner Philharmoniker. Dal Preludio dell’Oro del Reno all’Olocausto di Brunilde, un’ora e poco più di un Wagner per tutti. Un’operazione in fondo non dissimile da quanto era solito fare, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, il leggendario Leopold Stokowski con le sue “sintesi sinfoniche”.

(Credit Gianluca Monasta)
Ascoltare il Ring senza parole da Currentzis e animAeterna è come assistere a un collettivo rito magico. E Currentzis, questo direttore di origini greche ma con formazione e cuore russi, idolatrato e discusso, è l’ammaliante stregone che lo celebra. Sul podio, la spessa partitura squadernata sul leggio, lo avvolge un’aura distante ed enigmatica da rockstar; indossa una giacca scura smanicata, a tutto vantaggio dei bicipiti, e leggins di pelle. Il suo corpo partecipa tutto al rito: le mani, che rinunciano alla bacchetta, paiono modellare il suono come un maestro ceramista fa con l’argilla fresca; le braccia si stendono, ondeggiano, si divaricano come mimando l’apertura alare di un gabbiano.

(Credit Gianluca Monasta)
Ed ecco che il Preludio da L’oro del Reno è come un mare immenso, il colpo di martello del dio Donner ha lo schianto di un cataclisma, la Cavalcata delle Valchirie galoppa che più selvaggia non si può, la Marcia funebre di Sigfrido conosce anche un’esuberanza yankee, la morte di Brunilde è resa con arcate nei violini cariche d’enfasi. Però quasi commovente suona l’Addio di Wotan, reso con piani sonori esilissimi. I professori di musicAeterna, una legione di un centinaio di elementi e forse più, sono una macchina davvero portentosa: suonano come invasati, al rito partecipano complici, compatti, generosi, smaglianti, soddisfacendo in tutto e per tutto la personalissima lettura di Courrentzis. Lettura di innegabile e, appunto, stregonesco virtuosismo, che però è fin troppo giocata sugli eccessi estremi, nelle dinamiche, nei tempi, nel suono, e punta a una retorica d’effetto spesso e volentieri fine a se stessa. Con il rischio, poche volte scongiurato, di scivolare nel kitsch e di fare della musica di Wagner una mera, esagerata colonna sonora. Che è tale, comunque, da mandare in visibilio il pubblico.

(Credit Gianluca Monasta)
Wagner / Maazel, Der Ring ohne Worte, Teodor Currentzis, musicAeterna Orchestra. Teatro del Maggio Musicale Fiorentino