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Sanremo 2026, le pagelle della prima serata: Ditonellapiaga delude, Patty Pravo piena di grazia

Festival

I nostri voti e giudizi ai 30 Big che si esibiscono per la 76esima edizione del Festival della canzone italiana

di Francesco Prisco

Nella prima serata del 76esimo Festival di Sanremo si esibiscono tutti i 30 Big. Ecco i nostri voti e giudizi alle loro performance. Rigorosamente in ordine di apparizione.

Ditonellapiaga, «Che fastidio» 5.5

L’equalizzazione, trutta drum and bass, molto più discotecara rispetto alla versione in studio, pregiudica un brano che come concept non sarebbe male (della serie: che fastidio tutto ciò che in Italia oggi va per la maggiore!). Peccato.

Michele Bravi, «Prima o poi» 5

Una volta Michele Bravi era quello che magari non cantava canzoni eccezionali, ma le esecuzioni erano sempre impeccabili. All’Ariston paga l’emozione: la voce ne risente.

Sayf, «Mi piaci tanto» 7

Pop gitano con l’ambizione di spostare lo sguardo del pubblico sanremese un po’ più in là. Ritornello non originalissimo, in ogni caso il ragazzo si dimostra bravo.

Mara Sattei, «Le cose che non sai di me» 4

Total black, sviolinate, un crescendo quando si arriva al ritornello. Sanremese in modo quasi classico. Ma che noia!

Dargen D’amico, «Ai Ai» 6.5

Primo pezzo della storia del Festival più o meno dedicato all’intelligenza artificiale, Dargen fa il suo lavoro affidandosi a un dancefloor coinvolgente. Ma lui sa fare anche di meglio.

Arisa, «Magica favola» 6

Canzone molto classica. Che risentita, nell’arrangiamento dell’orchestra dell’Ariston, è ancora più classica. Lei canta molto bene e l’Ariston chiama il suo nome al gran voce. Che le vuoi dire?

Luchè, «Labirinto» 5-

La svolta pop (o meglio: la «petrellizzazione») dell’artista urban napoletano continua a non convincere.

Tommaso Paradiso, «I romantici» 5

Revival anni Ottanta, con un ammiccamento ad Anna e Marco nel ritornello. Interpretazione tutt’altro che impeccabile.

Elettra Lamborghini, «Volià» 3

Tormentone danzereccio carico del solito armamentario di riccanza, trasparenze e piume di struzzo. Più che un’esibizione canora, un saggio ginnico. Quello delle ballerine alle sue spalle.

Patty Pravo, «Opera» 7

Il pezzo scritto da Giovanni Caccamo è bello. I dubbi, semmai, sorgevano sulla resa live ma l’esame del palco può dirsi superato. Con stile. Patty Pravo piena di grazia.

Samurai Jay, «Ossessione» 2

Reggaeton senza troppi complimenti: testo ammiccante, rime baciate senza eccessivi sforzi di fantasia. Il gusto sta da un’altra parte.

Raf, «Ora e per sempre» 5-

Rassicurante Raf: lo trovi esattamente dove lo avevi lasciato. Ballata con lo sguardo rivolto verso i gloriosi anni Ottanta, un occhio nel suo repertorio e l’altro in quello di Michele Zarrillo.

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