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Pinguini Tattici Nucleari, il tour 2024 spiegato da loro (dopo il concerto)

5′ di lettura

Cinque anni. Per David Bowie bastavano e avanzavano alla fine del mondo, per i Pinguini Tattici Nucleari sono effettivamente stati la fine del mondo: tra l’uscita di Fuori dall’hype (aprile 2019), loro primo album per Sony Music, e oggi ci passano il terzo posto a Sanremo 2020, un disco e mezzo, due libri e due tour che li hanno trasformati da autarchico progetto indie della Val Seriana prodottosi in casa i primi tre album all’unica band italiana ad aver venduto un milione di biglietti in un anno, fenomeno da 58 dischi di platino Fimi GfK e 3,3 milioni di ascoltatori mensili su Spotify. Dopo l’esperienza negli stadi dell’estate 2023, tornano in tour nei palazzetti con 33 date tutte sold out ed è logico che il nuovo live act provi un po’ a raccontare in musica questi cinque anni, in attesa del progetto Hello World che, nel 2025, li riporterà agli stadi.

Parliamo di numeri, ma non troppo

In occasione della prima delle sei date milanesi si ragiona un po’ di tutto questo nei camerini del Forum di Assago. Parlando di numeri, ma «senza l’ossessione dei numeri». Non si può, per esempio, non partire dal milione di biglietti venduti «ma non è che viviamo con questo milione sulla testa», ci tiene a sottolineare il frontman Riccardo Zanotti con un riferimento nemmeno troppo velato ai casi dei forfeit da stress di colleghi vari come Sangiovanni e Mr. Rain. «Certe cose possono succedere quando si parla troppo di numeri. Sono piuttosto dell’idea che chi fa musica debba concentrarsi sulla musica, debba lavorare per avere i pezzi. Tutti gli altri discorsi diventano secondari». Gli fa eco Elio Biffi: «Forse da questi discorsi ci tiene al riparo il nostro essere di Bergamo», dice, per poi parlare di concretezza, «solide realtà» come quelle della loro vecchia Castagne Genge.

Meglio settimi tutta la vita

A chi ricorda loro la presenza costante in classifica dal 2020 in avanti, culminata l’anno scorso nel quarto posto di Fake news nella chart degli album più ascoltati, Zanotti risponde con «un vecchio detto della discografia: meglio essere settimi tutta la vita che primi una volta sola». Inevitabile parlare anche di queste 33 date da due ore l’una che si concentrano in appena 57 giorni, tabella di marcia impegnativa «ma noi nasciamo come band live, ci abbandoniamo al rito apotropaico del concerto», commenta Riccardo, «ci piace partire e non vedere nessuno. Certo, una famiglia si può anche rompere con questi ritmi… ma qui c’è una grande energia, ci sono cento persone che lavorano attorno al nostro progetto. Cento persone che diventano a loro volta parte della nostra famiglia».

Pinguini Tattici Nucleari: “Noi ottimi derivati, investite su di noi”

Un live dal 2019 in avanti

E veniamo allo show, che rielabora in chiave arena quanto già si era visto nel tour estivo, quasi a rappresentarne una logica prosecuzione. La scaletta propone 23 canzoni, tutte prodotte dal 2019 in avanti. Mancano, insomma, i brani di Il re è nudo, Diamo un calcio all’aldilà e Gioventù brucata ma Elio subito precisa: «Torneranno nel corso del tour, la scaletta cambia ogni sera, è piena di sorprese». Rik aggiunge: «Sicuramente sono pezzi che ci rappresentano meno, rispetto a quello che siamo adesso. Nel terzo album c’erano per esempio canzoni che tentavano delle direzioni che poi, effettivamente, non abbiamo preso. Più in generale, parliamo di pezzi indie incisi quasi in cameretta. Chissà… potrebbe essere interessante ri-arrangiarli e re-inciderli oggi».

L’omaggio al popolo palestinese e il ritorno alla canzone politica

La scaletta parte alle latitudini pop di Ahia! con Scrivile scemo e Scooby Doo, dove spicca un notevole assolo pitchato di Paso («Ho sempre amato suonare la chitarra», dirà Zanotti dopo lo show, «ed è stata una fortuna per me incontrare lui»), quindi Verdura, primo brano esplicitamente pop dei Pinguini Tattici Nucleari, diventa ancora una volta reggae. Hold on, come già succedeva negli stadi, si presta al rito del tatuaggio sul palco. Di lì a poco si riderà e si piangerà con La storia infinita e Bergamo. In particolare, prima di quest’ultima, Elio chiede a ciascuno spettatore di far trillare le chiavi che ha in tasca, mentre legge la poesia Pensa agli altri di Mahmoud Darwish, come omaggio a chi in Palestina la casa l’ha persa e vive sotto le bombe.
Che i tempi siano maturi per un ritorno alla canzone esplicitamente politica da parte dei Pinguini Tattici Nucleari? Magari sui grandi temi di questo particolare momento storico? «Ci stiamo pensando», risponde Zanotti, «ma il tema è trovare il taglio giusto. Quando scrivi una canzone impegnata, ci sono due pericoli dai quali devi saper stare alla larga: banalità e propaganda».
L’onda emotiva dello show porta a Hikikomori e Fuori dall’hype, quindi è il momento di Lake Washington Boulevard, il folk sugli ultimi giorni di Kurt Cobain che Sony Music non volle singolo ma il pubblico, per mille motivi, adorò all’istante. E adesso canta a memoria: «Lo vedi, Andrea?», scherza Rik dal palco rivolgendosi al ceo Andrea Rosi.

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