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Neil Young vs. Trump: dona la musica alla Groenlandia e la toglie da Amazon

Usa

Il rocker canadese permetterà la fruizione gratuita delle sue canzoni agli abitanti dell’isola. E intanto fa un dispetto a Bezos, amico di Donald

di Francesco Prisco

Si dice che a 80 anni uno più che immaginarsi il futuro si guardi soprattutto dietro le spalle. Non la pensa in questi termini Neil Young, il rocker canadese più amato d’America (e, a ruota, del resto del mondo), uno che il traguardo dei fatidici 80 lo ha tagliato da poco più di due mesi, ma continua a intendere la musica come quando aveva 20 anni: in polemica con il presidente Usa Donald Trump ha deciso di rimuovere il proprio catalogo da Amazon Music e di «donare» l’accesso gratuito ai 57mila abitanti della Groenlandia, l’isola danese che l’inquilino della Casa Bianca vorrebbe annettersi, nonostante gli alleati Nato.

«Spero che la mia musica e i miei film musicali possano alleviare parte dello stress e delle minacce ingiustificate che state subendo da parte del nostro governo impopolare e, si spera, temporaneo», ha scritto l’artista sul suo blog. «È mio sincero desiderio che possiate godervi tutta la mia musica nella vostra bella casa in Groenlandia, nella massima qualità possibile».

L’offerta è valida per un anno, anche se Young ha precisato che è possibile rinnovarla» e i richiedenti devono avere un cellulare con numero groenlandese. «Questa è un’offerta di pace e amore», ha scritto il genio di Harvest. Una mossa che fa il paio con la decisione di negare agli ascoltatori il proprio catalogo sulla piattaforma di streaming di Jeff Bezos che, ai tempi dell’insediamento, ha sostenuto Trump con una donazione da un milione di dollari. Senza contare che per la realizzazione di un documentario dedicato alla figura della first lady Melania Trump, secondo la ricostruzione del New York Times, la famiglia di «The Donald» avrebbe incassato dalla piattaforma di e-commerce altri 28 milioni di dollari.

«Amazon è di proprietà di Jeff Bezos, un miliardario sostenitore del presidente», ha scritto Young la scorsa settimana. «Le politiche internazionali del presidente e il suo sostegno all’Ice mi rendono impossibile ignorare le sue azioni. Se la pensate come me, vi consiglio vivamente di non utilizzare Amazon».

Gesti che riportano alla mente il 2022, quando in piena pandemia, l’autore di Tonight’s the Night dalla sera alla mattina lasciò Spotify, piattaforma di streaming svedese che aveva appena sottoscritto un contratto faraonico al podcaster no-vax vicino ai Maga Joe Rogan. Uno strappo che sarebbe rientrato soltanto due anni più tardi, a Covid-19 archiviato (per la cronaca: ulteriori due anni dopo, di fronte allo scempio dell’Ice a Minneapolis, persino Joe Rogan ha preso le distanze da Trump, ma questa è un’altra storia).

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