Musica
Compie gli anni la «Regina in esilio» della canzone. La sua biografia coincide con quella del Paese: la Guerra, il boom, il divorzio. Fino alla celebrazione dell’assenza, in un’epoca di presenzialismi
di Francesco Prisco
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Chissà come se lo immaginava il proprio 85esimo compleanno, quando in pieno boom economico debuttò con lo pseudonimo di Baby Gate. Per quanto alla ragazza la fantasia non difettasse, forse non si sarebbe mai sognata il mondo impazzito di questi ultimi mesi. Coi tempi che corrono, persino la sua presenza/assenza è qualcosa di rassicurante. Risaputo. Consolatorio. Un motivo in più per festeggiare gli 85 anni di Mina, «Regina in esilio» della musica leggera italiana. Che «sottraendo al pubblico la sua immagine e rielaborandola in mille forme diverse», spiega a Tre Pezzi Facili il figlio e produttore Massimiliano Pani, «ha anticipato l’Ai». Mica per caso Mina è acronimo di Madre dell’intelligenza artificiale.
La Tigre che scelse di restare voce
La leggendaria Tigre di Cremona (il soprannome le fu dato dalla conterranea Natalia Aspesi), voce portentosa da soprano drammatico, donna intelligente come poche altre nello showbiz nostrano, nacque infatti il 25 marzo del 1940 a Busto Arsizio, remota provincia di un’Italia che si affacciava sul baratro della Seconda guerra mondiale. Dal 1978, con l’isolamento che si è auto-inflitta ritirandosi dalle scene, ha scelto di essere soprattutto la sua voce. Un tema sul quale si sono esibiti intellettuali e critici, amici e meno amici della grande interprete registrata all’anagrafe come Mina Anna Mazzini, interrogandosi sul segreto del suo successo, contestandone l’aura fantasmatica di cui si è circondata quando ha smesso di apparire pubblicamente piuttosto che lodandone la curiosità che l’ha portata a indagare territori musicali spesso lontani dalla melassa dell’italica canzonetta. Un’operazione su tutte: l’album Mina Fossati (2019) che ha «forzato» il ritorno in sala d’incisione di Ivano Fossati, padre nobile del nostro cantautorato. Ma anche l’ultimo acclamatissimo Gassa D’Amante (2024).
Biografia di una Nazione
Non potrebbe essere altrimenti per una performer che, in qualcosa come 67 anni di attività artistica, ha inciso più di mille brani e venduto oltre 150 milioni di dischi. E poi, con doti vocali senza pari e un piglio sbarazzino al limite del ribellismo, ha accompagnato il cammino del Paese lungo gli anni del boom economico, quelli della contestazione e del riflusso, tra le prime serate nei liturgici sabato sera di Mamma Rai, i duetti con i coevi Adriano Celentano e Lucio Battisti nonché le contaminazioni bossa nova che scomodavano artisti del calibro di Antonio Carlos Jobim. Non è un caso che il debutto canoro di Mina, secondo gli annali, avvenga nel ’58 sul palco della Bussola di Forte dei Marmi, un locale inscindibilmente legato all’epopea di un’Italia che, lasciatasi alle spalle la guerra, si scopriva benestante e vacanziera.
L’urlatrice e le «Mille bolle blu»
Tra la fine degli anni Cinquanta e il decennio successivo «Nostra Signora» della canzonetta conosce una parentesi anglofona (con il soprannome di Baby Gate incide Be-bop-a-lula di Gene Vincent) e finisce per essere accomunata al neonato movimento degli urlatori, quello che riproponeva il rock and roll americano filtrato attraverso i molleggiamenti alla Jerry Lewis di Celentano. Le platee su cui esibirsi, intanto, per Mina diventano sempre più prestigiose: da «Canzonissima», fortunato show televisivo cui partecipa sfoderando la surreale Tintarella di luna e la dadaista Una zebra a pois, al Festival di Sanremo dove nel ’61 porta Io amo, tu ami e Le mille bolle blu, piazzatesi rispettivamente al quarto e al quinto posto.
Il successo cresce, la fama pure e i paparazzi si mettono sulle tracce della Tigre di Cremona in cerca di scoop. Ci riescono nel ’62, quando scovano la sua love story con l’attore Corrado Pani, già sposato e separato di fatto con un’altra donna (il divorzio ancora non esisteva): si procede al linciaggio mediatico che costerà a Mina addirittura l’ostracismo dai programmi Rai di cui era ormai diventata presenza fissa.