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L’Aida cinematografica di Livermore che cita Cabiria

Opera

Il Teatro dell’Opera di Roma si trasferisce al Circo Massimo con l’opera verdiana

Dal 12 al 28 luglio Aida va in scena sul palco estivo del Circo Massimo, il tempio dello spettacolo dell’Antichità. La storia d’amore tra Aida e Radamès, ovvero la schiava figlia del re degli Etiopi e il condottiero egizio divisi dalla guerra, richiama i conflitti del presente e il pubblico ne è consapevole.

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Impianto cinematografico

Ciò che colpisce maggiormente in questa versione è il suo impianto cinematografico. Il sipario diventa uno schermo sul quale scorrono temperature cromatiche, figure umane come statue di sabbia che si sgretolano, geroglifici, oro, spire di serpenti. I due maxi-schermi laterali, oltre a restituire il libretto in italiano e inglese, concentrano l’attenzione sui volti in bianco e nero, amplificandone la forza espressiva con richiami al cinema muto e al kolossal Cabiria del 1914, evocato dal regista Davide Livermore.

Livermore definisce Aida l’opera più intima di Giuseppe Verdi, «un assoluto dell’amore», ma anche della rinuncia, perché i protagonisti sacrificano tutto per raggiungere il loro unico obiettivo. Sul podio Daniele Callegari, con il Coro diretto da Ciro Visco, legge invece l’opera come «un’opera a specchio»: nasce con un’ouverture delicata, cresce fino alla grandiosità e ritorna all’intimità del finale, dove «la tensione silenziosa, più ancora della grandiosità della scena, dà vita al dramma».

Nel cast spiccano Elena Stikhina nel ruolo di Aida, Angela Meade come Amneris e Luciano Ganci nei panni di Radamès.

Le scene sono firmate da Giò Forma, i costumi da Gianluca Falaschi, le luci da Fiammetta Baldiserri e i video da D-Wok.

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