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Bad Bunny verso Milano: quanti soldi muove il rapper portoricano odiato da Trump

Che vi piacciano o meno la trap, il reggaeton e le Antille Maggiori, non potrete non convenire su un fatto: questo è il suo anno. Bad Bunny, al secolo Benito Antonio Martínez Ocasio, rapper portoricano in procinto di esibirsi all’Ippodromo Snai La Maura di Milano il 17 e 18 luglio, per una doppia data del suo «Debí Tirar Más Fotos Tour», sta lasciando traccia come nessun altro nel 2026 della musica.

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Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

A febbraio si è aggiudicato il Grammy per il miglior album con Debí Tirar Más Fotos (2025), primo artista latino a trionfare nella categoria, poi si è preso la scena dell’Half Time Show del Super Bowl, per la prima volta interamente «cantato» in lingua spagnola. Nell’uno come nell’altro caso, non sono mancate prese di posizione politiche, frecciate a Trump (i due si odiano di un odio sinceramente corrisposto) ed esplicite condanne all’Ice.

Perché, che vi piaccia o meno, Bad Bunny appartiene alla sempre più ristretta cerchia di quelli che non esitano a prendere posizione, se c’è da prendere posizione. E l’appeal sul pubblico di riferimento non ne risente, anzi. Partiamo col dire che, a livello discografico, è un artista indipendente: pubblica attraverso la indie label portoricana Rimas Entertainment distribuita a livello global da The Orchard, società della galassia Sony Music. Nel 2025 ha chiuso quinto nella classifica Global Recording Artist of the Year di Ifpi che certifica gli artisti di maggior successo discografico (prima, da quattro anni consecutivi, è Tailor Swift). Su Spotify conta 98,5 milioni di ascoltatori mensili e si è imposto per ben quattro volte come l’artista più ascoltato dell’anno (nel 2020, 2021, 2022 e 2025). A livello generale, è considerato uno degli artisti latini più certificati di sempre negli Stati Uniti, con oltre 200 riconoscimenti Riaa complessivi tra album e singoli,

Ma è sul live che l’«economia di Bad Bunny» raggiunge proporzioni ragguardevoli. Il rapper, seguito dal manager Noah Assad, fondatore di Rimas Entertainment, nel 2026 si è imposto come il primo artista latino a superare la soglia di 1 miliardo di dollari d’incasso con i propri concerti. Le due date milanesi, organizzate da Live Nation, confermano l’assunto: 157mila biglietti venduti in meno di quattro ore. Il tour muove anche turismo: le prenotazioni dei voli verso Milano per il fine settimana dei concerti, per esempio, secondo Sojern registrano un incremento dell’8,5% su base annua. Anche l’interesse per la ricerca di hotel per le stesse date si è mantenuto solido, segnando un aumento del 3,4% rispetto allo scorso anno.

Come tutti i mammasantissima del mondo urban, negli anni ha moltiplicato le collaborazioni con i brand. La più importante è sicuramente quella con Adidas, avviata nel 2021 e diventata un caso di studio per il marketing musicale. Le sneaker firmate Bad Bunny sono andate regolarmente sold out e, secondo analisi di settore, ogni lancio avrebbe mosso tra i 15 e i 25 milioni di dollari. Nel settore del lusso Bad Bunny, habitué di eventi come il Met Gala, è diventato ambasciatore di Gucci, apparendo nelle campagne internazionali della linea valigeria e rafforzando il posizionamento del brand presso il pubblico più giovane. Poi ci sono le partnership con Calvin Klein, Crocs, T-Mobile, Jbl e la birra Corona, benedetta dal claim «La vida mas fina». Considerando tutti questi asset, quanto vale il patrimonio personale di Bad Bunny? I numeri veri, ovviamente, li conosce soltanto il suo commercialista, ma le stime più accreditate parlano di almeno 100 milioni di dollari. «Mas fina» di così la vita non potrebbe essere.

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