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Il tempo non passa per Sampha

ServizioMusica

Lahai,è arrivato dopo una lunga pausa discografica, interrotta da alcune collaborazioni in brani come Soldiers

di Fernando Rennis

2′ di lettura

Il Tiny Desk, è la serie di concerti dal vivo ripresi dalla scrivania di Bob Boilen, il giornalista di Npr che ha inventato la rubrica All Songs Considered ed è andato in pensione a ottobre. Tra gli ultimi artisti a esibirsi c’è stato Sampha Sisay, producer britannico che ha pubblicato uno dei dischi più intensi e riusciti dello scorso anno.

Sampha ha esordito nel 2017 con l’acclamato Process, vincitore del Mercury Price e scaturito dalle profonde emozioni provate in seguito alla perdita di entrambi i genitori. Il seguito, Lahai, è arrivato dopo una lunga pausa discografica, interrotta da alcune collaborazioni in brani come Soldiers, con Headie One e Fred Again, e Backwards con Lil Silva.

Il gabbiano Jonathan Livingston

Il secondo album di Sampha ha per titolo il nome di suo nonno e riflette le sensazioni provate dall’esperienza della paternità – sua figlia è nata nel 2020 – e da una crisi esistenziale, superata con la terapia e la lettura de Il gabbiano Jonathan Livingston, il romanzo breve di Richard Bach, pubblicato nel 1970.

La musica di Sampha è semplice nella sua complessità di incastri e stratificazioni. Ci sono ritmiche agitate, voci laminate, strumenti da cui proviene un calore analogico e macchine che emanano una ribollente elettronica. Ogni suo brano è un oggetto strano che nella sua incantevole superficie lascia intravedere squarci di sperimentazione, fessure da esplorare a ogni nuovo ascolto. Lahai è un album corale – compaiono, tra gli altri, Yaeji, Léa Sen, Sheila Maurice Grey dei Kokoroko, Ibeyi, Morgan Simpson dei Black Midi, Yussef Dayes, Laura Groves e Kwake Bass – ed esplorare le modalità con cui gli esseri umani si connettono gli uni agli altri e a qualcosa di più grande di loro.

Come nel suo debutto, il produttore si lascia ispirare dalla spiritualità e dall’introspezione soul, radici da cui partire per inerpicarsi verso suggestioni afro-futuristiche, in un’atmosfera sospesa tra voci ancestrali e lucenti digitalismi. Perciò, Lahai è un sentiero su cui ci si ritrova a camminare, attraversando i cambi dinamici in Stereo Colour Cloud (shaman’s dream), l’eleganza di Spirit 2.0 e Dancing Circles, la dolce tensione di Suspended. Satellite Business è un brano dal carattere contemplativo, mentre Jonathan L. Seagull una suite caleidoscopica. Time Piece, un intermezzo parlato, si incastra perfettamente tra l’eleganza di Only e la vorticosa Can’t Go Back. Più avanti, la breve strumentale d’archi Wave Therapy fa da overture alla struggente What If You Hypnotise Me?.

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