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D’Alessandro & Galli, estate da 140mila biglietti venduti

Di buono c’è il fatto che «la domanda del pubblico non cala, soprattutto se proponi eventi di qualità». Ma per andare in quest’ultima direzione, devi fare i conti con criticità vecchie e nuove: «I cachet degli artisti sono letteralmente esplosi, a volte senza seguire percorsi razionali. La burocrazia è il solito nemico con cui fare i conti». Questo è il punto di vista sull’estate dei concerti 2026 di Mimmo D’Alessandro, patron di D’Alessandro & Galli, storica agenzia di promoting di base in Toscana specializzata in mostri sacri del rock. Due i festival in portafoglio: uno storico, il Lucca Summer Festival giunto alla 29esima edizione, e l’altro giovane, La Prima Estate di Lido di Camaiore che torna per il quinto anno consecutivo.

«Se consideriamo soltanto questi due appuntamenti», sottolinea D’Alessandro, «l’estate 2026 del nostro gruppo dovrebbe attestarsi a quota 140mila paganti. Un bilancio positivo, soprattutto considerando l’annata molto particolare con cui ci siamo dovuti confrontare». Pariamo dalla Prima Estate che comincia il 19 giugno con Jack White, poi Marlene Kuntz (20 giugno), Richard Ashcroft (21 giugno), Nick Cave & Bad Seeds (26 giugno), Gorillaz (27 giugno) e Twentyone Pilots (28 giugno). «L’evento quest’anno ha toccato quota 60mila paganti, record di sempre», spiega D’Alessandro. «A fare da traino, in particolare, Gorillaz e Twentyone Pilots, due date da 20mila biglietti venduti l’una. Bene anche Nick Cave, a quota 10mila». La Prima Estate è nato proponendo un format innovativo per l’Italia: quello del «festival-vacanza» (ascolti musica dal vivo in Versilia, a due passi dal mare, in due weekend lunghi di giugno) che ha fatto la fortuna di brand globali dell’intrattenimento live come il Primavera Soud. «A distanza di cinque anni dal debutto», evidenzia il patron di D’Alessandro & Galli, «il pubblico ha capito il concetto e l’evento è letteralmente esploso».

Lucca Summer, invece, è un brand consolidato: parte il 24 luglio con Ludovico Einaudi, infila grandi nomi internazionali come David Byrne (25 giugno), Jamiroquai (4 luglio), John Legend (5 luglio), Ronnie Wood (17 luglio) e Katy Perry (19 luglio), poi si chiude il 29 luglio con i Pooh. «Qui viaggiamo verso gli 80mila paganti», precisa D’Alessandro. Non è stato un anno fortunatissimo per la manifestazione: tra gli headliner, infatti, c’era Neil Young con D’Alessandro & Galli aveva organizzato l’attesissimo ritorno in Italia del rocker canadese che, oltre alla città toscana, avrebbe dovuto toccare anche Codroipo. Ma alla fine «Old Neil Young» ha annullato tutto il tour europeo. «Un peccato, considerando che la prevendita stava andando fortissimo: eravamo già sui 18mila paganti». È partita così la pratica dei rimborsi «e in più ci siamo trovati con un buco in cartellone, in una fase dell’anno in cui non è semplicissimo trovare alternative. Alla fine, tirando le somme, Lucca sta comunque andando bene: Einaudi è soldout, Jamiroquai a 20mila paganti, Katy Perry a 16mila. Stanno funzionando un po’ tutte le date».

Il momento molto positivo per la domanda di concerti «è un bene», secondo D’Alessandro, «ma chi fa il nostro mestiere ormai deve combattere con una serie di problemi a partire dall’impazzimento dei cachet. Artisti che, fino a un anno fa, ti venivano proposti a 500mila euro, adesso pretendono di venderteli per uno, due milioni… Spesso dietro a queste valutazioni non c’è un stima concreta del “tiro” dei musicisti sul pubblico. Il guaio è che, quando ti confronti con multinazionali, tutte le partite si giocano a rialzo. Questo non fa bene al settore. Perché, per starci dentro, devi alzare i prezzi. Ma se li alzi troppo rischi di perdere il pubblico». Neanche la burocrazia aiuta: «Il carico con cui dobbiamo fare i conti è enorme», spiega il promoter. «E il paradosso è che, quando arrivano funzionari nuovi, è come se uno ricominciasse da capo. Trovare sul mercato manodopera qualificata, in ultimo», conclude D’Alessandro, «è una vera impresa».

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