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Tony Effe spiegato col wrestling anni Ottanta

Capodanno e polemiche

Il dissing con Fedez prima di Sanremo, l’invito e poi il veto sul 31 dicembre a Roma: quando giocare a dividere diventa la benzina del successo

di Francesco Prisco

Concerto di Capodanno a Roma, Gualtieri: “Non censuriamo nessuno”

3′ di lettura

Quando ero piccolo adoravo il wrestling americano, perché era puro teatro spacciato per verità. Tutto evidentemente esagerato (il bene, il male, i calci volanti, le capriole, l’amicizia e l’0dio tra gli «atleti»), eppure tutto finto. Solo che agli occhi del bambino anni Ottanta non arrivava la finzione: Hulk Hogan e André the Giant litigavano per una quisquilia pretestuosa, si insultavano a distanza per mesi e, talvolta, per interposta persona, poi finalmente si arrivava all’incontro di wrestling vero e proprio. E lì il successo di pubblico non poteva che essere assicurato, perché tutti volevano sapere come sarebbe andata a finire tra il buono e il cattivo, il biondo e il moro, il palestrato e la taglia forte.

Alla fine dell’estate scorsa abbiamo assistito al dissing tra Tony Effe e Fedez, agli insulti in rima che i due rapper si sono scambiati su basi e campionamenti senza risparmiare le donne e i bambini (un dissing «sponsorizzato» da Red Bull, è bene ricordarlo). Quando poi a inizio dicembre abbiamo appreso che entrambi gli artisti sarebbero andati in concorso al prossimo festival di Sanremo ci siamo detti: eccola là la classica mossa di wrestling anni Ottanta! Questi due sono Hulk Hogan e André the Giant, il litigio è una perfetta operazione di marketing per far crescere l’hype reciproca in vista dell’imminente partecipazione al Festival e, a giudicare dalle preoccupatissime domande che la stampa specializzata rivolge al direttore artistico Carlo Conti, l’operazione può dirsi più che riuscita. Non c’è che dire: davvero bravi quelli che l’hanno pensata!

La cosa che non ci è chiara, però, è perché la politica si stia prestando a fare da spalla a queste dinamiche promozionali. A Roma la giunta di Centrosinistra guidata da Roberto Gualtieri, discreto chitarrista classico, organizza il Capodanno e, siccome vuole evidentemente mostrarsi contemporanea ai proprio giovani elettori, invita Tony Effe a cantare, assieme a Mahmood e Mara Sattei. Sdoganare è cosa buona e giusta, tant’è vero che persino la segretaria del Pd Elly Schlein al Pride di Milano ha ballato Sesso e samba. Poi a un certo punto ci si accorge che i testi di Tony Effe sono sessisti e violenti – esageratamente sessisti e violenti, perché la regola di base nel wrestlig resta quella là – e allora basta: disinvitiamolo dal Capodanno di Roma. Con almeno due effetti: il primo è che pure Mahmood e Mara Sattei, per solidarietà professionale, hanno ritenuto di dover declinare l’invito per l’esibizione del 31 dicembre. Il secondo è un ulteriore teaser alla partecipazione a Sanremo dell’ex membro della Dark Polo Gang.

Ma si sa che il Centrosinistra italiano, dalla caduta del Muro di Berlino in avanti, è ossessionato dalla corsa alla contemporaneità e, correndo correndo, va a finire che ogni tanto inciampi. Mica come la destra di governo che a maggio scorso – mossa dal mos maiorum e dallo sdegno verso i testi di rapper, trapper e affini – ha organizzato un evento a Verona finalmente per avviare un tavolo permanente con l’industria musicale sul tema Canzoni violente contro le donne: che fare. Con almeno tre paradossi: il primo era la presenza come testimonial di Morgan, le cui vicende processuali per carità di Patria non sono oggetto del presente articolo. Il secondo è che la gran parte dei trapper, nel segreto dell’urna, vota a destra, ma parecchio a destra. Il terzo è che la destra di governo è finita a fare ancora più pubblicità a Tony Effe e ai suoi colleghi wrestler.

Qualcuno potrebbe obiettare che pure questo articolo sta facendo loro pubblicità. Ci sta, obiezione accolta però con una chiamata di correo: per quanto voi che lo avete letto fino a questo punto vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti.

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