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È il Sanremo della Noia. Almeno nel senso della canzone di Angelina Mango che si aggiudica la 74esima edizione del festival della canzone italiana. La cantante e autrice due volte figlia d’arte si aggiudica anche il premio della stampa Lucio Dalla e il premio Giancarlo Bigazzi per la migliore composizione. Scritta con Madame e Dardust, «la cumbia della noia» – che non è tecnicamente una cumbia e si basa su una melodia evidentemente influenzata dallo standard sudamericano Gracias a la vida – la senti una volta e te la ricordi per sempre. Non c’è stato l’effetto Geolier: il rapper napoletano deve infatti accontentarsi della seconda posizione, pur essendo stato il concorrente più votato al televoto della storia del festival con il 60% dei consensi. La giuria della stampa e quella delle radio, però, hanno scelto diversamente e ha vinto la ex concorrente di Amici. Terza Annalisa davanti a Ghali e Irama.
Nella classifica letta da Amadeus a inizio serata le prime tre posizioni erano occupate da Geolier, Angelina Mango e Annalisa. Anche in quel caso, come era stato per la preamiazione dei duetti, il pubblico dell’Ariston aveva fischiato e si era reso necessario un intervento pacificatore di Amadeus. Poi c’è stato il televoto che ha individuato la cinquina finale e quest’ultima è stata nuovamente sottoposta al giudizio di giuria della stampa (33%), giuria delle radio (33%) e televoto (33%) per l’individuazione del vincitore finale. Nel corso della serata qualcuno da casa aveva lamentato difficoltà a votare, a quanto pare per l’enorme mole di televoto, ma la Rai assicura l’assoluta regolarità delle procedure che hanno portato alla classifica finale.
Gli altri riconoscimenti
Il premio della critica Mia Martini va a Loredana Berté, sorella della grande interprete cui è intitolato che, ricevendolo, guarda il cielo e dice: «Mimì, lo abbiamo portato a casa!» Il premio Sergio Bardotti per il miglior testo va a Fiorella Mannoia. Questa invece la classifica definitiva dal sesto al trentesimo posto: Mahmood, Loredana Bertè, Il Volo, Alessandra Amoroso, Alfa, Gazzelle, Il Tre, Diodato, Emma, Fiorella Mannoia, The Kolors, Mr. Rain, Santi Francesi, Negramaro, Dargen D’Amico, Ricchi e Poveri, BigMama, Rose Villain, Clara, Renga e Nek, Maninni, La Sad, Bnkr 44, Sangiovanni e Fred De Palma.
L’analisi della 74esima edizione
Il festival è finito e si tirano le somme. Con i numeri di ascolti che ha fatto in queste cinque edizioni e la raccolta pubblicitaria record di sempre, è praticamente impossibile attaccare la direzione artistica di Amadeus. Se c’è un erede di Pippo Baudo, nella capacità di re-inventare il format a propria immagine e riavvicinarlo alla discografia «reale», questi è senza dubbio Amedeo Umberto Rita Sebastiani da Ravenna. Giù il cappello di fronte ai numeri, insomma. Però c’è un però. C’è sempre un però, come cantavano allo Zecchino d’Oro qualche anno fa.
Show troppo scolastico
Gli ascolti e la raccolta pubblicitaria lo premiamo, ma onestà intellettuale obbliga a dire che questo del 2024 è stato il meno interessante dei cinque festival di Amadeus, quello scritto peggio sul piano televisivo e meno coraggioso sul piano dell’offerta musicale. Partiamo dalla Tv: a parte le rabone di Fiorello, il classico fuoriclasse che ti può cambiare il risultato in qualsiasi momento della partita (e nella finale da co-conduttore si è visto), la sensazione è che sui testi ci si doveva lavorare di più. Costruzione dello show troppo scolastica. Fateci caso: gag contingentate e non originalissime (Marco Mengoni in versione Luca Laurenti grida vendetta, ininfluente Teresa Mannino), poi intorno alle 22 arrivava puntuale il drama moment, la pausa di riflessione inattaccabile, perché la sostanza (la storia di Giogiò, la testimonianza di Giovanni Allevi) è materia delicata, a proposito della quale mettersi a discutere della forma può sembrare blasfemo. Ma la forma è sostanza e se ne dovrebbe discutere eccome: si poteva e si doveva fare meglio. Ci chiediamo se il divorzio tra Amadeus e lo storico manager Lucio Presta, alla vigilia del Festival, abbia in qualche modo influito sulla qualità della scrittura.