Verso il Festival
In sette hanno scritto più di uno dei pezzi dei Big in gara quest’anno. Edwyn Roberts il più prolifico, poi i soliti Federica Abbate e Davide Petrella
di Francesco Prisco
Achille Lauro sarà co-conduttore della seconda serata del Festival di Sanremo: lo ha annunciato il direttore artistico Carlo Conti al Tg1 delle 20.
Prima ancora di cominciare, Sanremo 2026 ha già battuto un record. Sarà il Festival con più autori di canzoni tra le ultime edizioni a trenta Big in gara: sono infatti 107 quelli che hanno contribuito alla scrittura di testi e musiche dei brani selezionati dal direttore artistico Carlo Conti.
L’anno scorso se ne contavano 90, nel 2024 – ultima delle cinque edizioni consecutive guidate da Amadeus ma anche la prima a 30 Big – erano 95. Numeri che non si discostavano molto da quelli dall’edizione a 28 concorrenti del 2023 (94 autori), guidata sempre da Amadeus. Il confronto con il Festival del 2018, il primo diretto da Claudio Baglioni che proponeva venti Big, è impressionante: gli autori erano appena 54. Praticamente un’epoca fa.
Se chiedete agli addetti ai lavori di spiegarvi il trend, il riferimento andrà di sicuro a come sono cambiate le tecniche di scrittura nell’epoca della «musica liquida», con il genere urban che si è imposto come nuovo mainstream: ci sono quelli che scrivono le strofe, i topliner che si occupano delle linee melodiche, magari i beatmaker che lavorano alle basi e, come niente, ti trovi accreditate sei o sette persone per la stessa canzone. Un metodo di lavoro che non ci ha messo molto a contagiare pure il mondo pop. E i risultati si vedono puntuali a Sanremo.
Nell’edizione 2026 non troviamo una concentrazione di autori paragonabile a quella del Festival che l’ha preceduta, quando gli stessi 11 autori scrissero il 66,6% dei brani in gara, circostanza che portò anche a un esposto Codacons all’Antitrust che un mese più tardi fu archiviato. Nel Sanremo che si terrà dal 24 al 28 febbraio prossimi sono invece sette gli autori che hanno scritto più di una canzone.
Il più prolifico quest’anno è Edwyn Roberts, 34enne nato a Cremona da genitori argentini di origine gallese che ha lavorato a lungo con la scuderia di Amici di Maria De Filippi e poi con le Edizioni Curci: c’è la sua firma nei brani di Malika Ayane, Dargen D’Amico ed Elettra Lamborghini.
A quota due canzoni firmate troviamo poi gli habitué Federica Abbate e Davide Petrella (la prima concorre con l’accoppiata Fedez-Marco Masini e con Sal Da Vinci, il secondo con Tommaso Paradiso e Luchè), ma anche Andrea Bonomo (J-Ax e Lamborghini), Mattia Davì (Francesco Renga e Leo Gassmann), Alessandro La Cava (Fedez-Masini, Sal Da Vinci) e Stefano Tognini (Luchè e Nayt).
L’anno scorso Federica Abbate co-firmò addirittura sette canzoni. A quota cinque seguiva Davide Simonetta che stavolta ha contribuito a scrivere il solo brano di Paradiso, poi a quattro canzoni c’erano a parimerito Petrella, Jacopo Ettorre e Nicola Lazzarin detto Cripo, quest’anno in pista con Fedez e Masini. Se andiamo al Sanremo del 2024, invece, il primato era di Petrella (quattro canzoni) che l’anno precedente aveva vinto con Marco Mengoni, a parimerito con Ettorre. A tre c’era il primatista del 2026 Edwyn Roberts ma anche Francesco Catitti (stavolta in pista con Maria Antonietta e Colombre), Paolo Antonacci (di Biagio figlio) e Cheope (di Mogol figlio).
Insomma, basta scorrere gli almanacchi festivalieri: ci sono nomi che si ripetono con maggiore frequenza di altri. Qualcuno, in questi anni, ha usato il termine «casta». Se anche in questo caso chiederete agli addetti ai lavori, vi risponderanno che ci sono autori più o meno funzionali al Festival ed è ai primi che tendono a rivolgersi i team degli artisti quando si candidano a partecipare. Storie recenti ma anche meno: Vito Pallavicini nel 1965 e nel 1966 firmava ben sette canzoni sulle 24 in gara il primo anno e sulle 26 in gara il secondo, mentre Mogol, sempre nel 1965, arrivava a quota cinque. Perché il Festival cambia, ma l’Italia in fondo resta sempre la stessa.
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