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Buona parte dei 30 brani scelti da Amadeus per il prossimo Festival della canzone italiana in programma dal 6 al 10 febbraio avrebbe potuto scriverli l’intelligenza artificiale
di Francesco Prisco
6′ di lettura
Non chiedete testi impegnati, perché ne troverete pochissimi: giusto qualche sprazzo di neo-femminismo e un paio di parentesi a tema immigrazione. Non cercate il rock, perché se ne sente appena l’odore in qualche situazione: la vittoria dei Måneskin è già stata archiviata. A Sanremo 2024 vincono l’urban, la cassa in quattro e ovviamente l’amore, meglio ancora se finisce male. Questo lo sguardo d’insieme che si coglie al termine dei pre-ascolti dei 30 brani in concorso alla 74esima edizione del Festival della canzone italiana, la quinta consecutiva sotto la direzione artistica di Amadeus. E – a voler essere maliziosi – potremmo dire pure che vince l’intelligenza artificiale. Nel senso che una Ai ben addestrata avrebbe tranquillamente potuto scrivere una buona parte delle canzoni che ascolteremo dal 6 al 10 febbraio prossimi. Che, sempre nello sguardo d’insieme, non ci hanno entusiasmato. Ecco le nostre cattivissime pagelle.

Clara
Clara, «Diamanti grezzi» 5-
La vincitrice di Sanremo Giovani giovanileggia su un dance pop molto tirato: «Cosa siamo noi?/ Siamo diamanti grezzi/ Cadono in mille pezzi di una storia sola/ Dove andremo poi?» Non molto lontano, ci verrebbe da rispondere.

Diodato
Diodato, «Ti muovi» 5.5
Nel 2020 vinse, complice il voto della sala stampa che, col regolamento dell’epoca, aveva un peso importantissimo. Subito dopo ci fu la difficile stagione del lockdown che non aiutò certo la crescita del suo progetto. Diodato sceglie di tornare a Sanremo con una ballad pianistica dalla strofa intimista che evolve in un ritornello che si apre proprio come piace ad Amadeus. Basteranno a riportarlo in zona podio?

Mahmood
Mahmood, «Tuta gold» 6-
Attenti a Mahmood che, quando passa per l’Ariston, trova sempre il modo di vincere qualcosa. Stavolta se la gioca con un pezzo urban superprodotto, ambientato ai bordi di periferia. Tra chi sognava di farcela e chi ce l’ha fatta veramente: «Ballavamo nella zona Nord/ Quando mi chiamavi fra/ Con i fiori fiori nella tuta gold/ Tu ne fumavi la metà». Da qui l’euforia che circonda il brano.

Sangiovanni
Sangiovanni, «Finiscimi» 4.5
Anche i ggiovani evidentemente tengono i loro problemi di cuore. Sentite la struggente testimonianza, formato ballad, di Sangiovanni: «Tu che non mi ami/ E io ancora che ti chiamo/ per dirti/ Finiscimi/ Fammi sentire quanto sono pessimo». Verrebbe la voglia di prenderlo in parola e staccare la spina. Almeno quella dell’impianto stereo.

Loredana Berté
Loredana Berté, «Pazza» 7
Vai ai pre-ascolti di Sanremo 2024 e il miglior pezzo lo senti cantare da una (non) signora di 73 anni che c’era già a Sanremo 1986. Loredana Berté torna all’Ariston con una cavalcata post rock costruita su un riff che ricorda gli ultimi Smashing Pumpkins (!) e un ritornello che è un po’ una variazione sul tema di Dedicato a: «Io sono pazza di me di me/ E voglio gridarlo ancora/ Non ho bisogno di chi mi perdona/ Io faccio da sola, da sola». Siamo già pazzi di lei ma ci resta un dubbio: la resa sul palco sarà la stessa della versione in studio?

BNKR44
BNKR44, «Governo punk» 5-
I BNKR44 arrivano da Sanremo Giovani, contengono rappresentazioni di rock and roll, qualche citazione furba («Dammi un po’ di te, un pezzo dei Blur, un locale da spaccare) e qualcuna sempliciotta («Metti un altro film, un pezzo dei Queen»). La cosa migliore del loro pezzo è il titolo.

Alessandra Amoroso
Alessandra Amoroso, «Fino a qui» 5.5
La Amoroso punta a mettere d’accordo grandi e piccini con un piccolo aiuto di Takagi e Ketra. Ballatona con il ritornello che riprende il concetto de La Haine di Mathieu Kassovitz: «E anche se lentamente cado giù/ da un grattacielo/ durante il volo/ piano dopo piano/ mi ripeto/ fino a qui tutto bene». Non la nostra tazza di te, ma il ragionamento deve essere stato: «Give the people what they want».

Fred De Palma
Fred De Palma, «Il cielo non ci vuole» 4-
Tamarrata danzereccia che pare generata dall’intelligenza artificiale: «Ma tu promettimi che/ staremo bene anche all’inferno/ Il cielo non ci vuole». Ma qualcuno sarà andato a chiedere all’inferno che ne pensano?

Fiorella Mannoia
Fiorella Mannoia, «Mariposa» 6
La Mannoia latineggia di farfalle e libertà con un testo ermetico sull’essere donna oggi: «Sono la strega in cima al rogo/ una farfalla che imbraccia il fucile/ una regina senza trono/ una corona di arancio e di spine». Sei politico.

The Kolors
The Kolors, «Un ragazzo una ragazza» 6
Dancefloor anni Settanta che sfrutta l’onda lunga del successo di Italodisco. Stash ci mette il senso dell’airplay, Davide Petrella il mood sanremese. «Un ragazzo incontra una ragazza». L’esperimeto può arrivare in zona podio.

Emma
Emma, «Apnea» 5
La musica è alchimia. Emma, Davide Petrella, Paolo Antonacci e Julien Boverod si mettono insieme per fare un pop contemporaneo e ne esce quello che potrebbe essere un pezzo di Pupo: «È colpa mia/ Se adesso siamo in bilico/ Ma è colpa tua/ Hai gli occhi che mi uccidono». In apnea, intanto, ci restiamo noi.

Santi Francesi
Santi francesi, «L’amore in bocca» 5.5
Vincitori di X Factor 2022 passati per Sanremo Giovani 2023, i Santi Francesi propongono un pop con testo tutto da interpretare e ambizioni antemiche: «Mi hai lasciato con l’amore in bocca/ senza farlo apposta». De gustibus.

Rose Villain
Rose Villain, «Click boom!» 4
Parte come una ballata cupa, diventa un tormentone danzereccio: «Ricordo ancora il suono click boom boom boom/ Senti il mio cuore fa così boom boom boom/ corro da te sopra la mia vroom vroom vroom». Come direbbe il poeta: «La vroom del capo ha un buco nella gomma».

Negramaro
Negramaro, «Ricominciamo tutto» 6-
Prima partecipazione in gara nella categoria Big al festival di Sanremo per i Negramaro che ricominciano tutto scommettendo su una ballad epica alla Negramaro: «E allora piove da quel buco sulle teste/ sì, ma non fa niente/ Tanto si riparte/ Non so nemmeno dove». Venti anni fa avrebbero vinto facile, vent’anni dopo chi lo sa.

Big Mama
Big Mama, «La rabbia non ti basta» 3
Solita cassa in quattro e ritornello pieno di rivendicazioni di genere general generiche: «Guarda me/ Adesso sono un’altra/ La rabbia non ti basta». Appunto: il voto è 3.

Francesco Renga e Nek
Renga e Nek, «Pazzo di te» 4.5
Ballata pop chitarristica sull’ineluttabilità dell’amore, sentimento di cui, comunque la mettiate, i nostri due ragazzoni degli anni Novanta proprio non riescono a fare a meno: «Sono pazzo di te e non sai come vorrei farne a meno». In confidenza: pure noi ne avremmo fatto volentieri a meno.

Ghali
Ghali, «Casa mia» 5-
Urban studiato a tavolino per il ritorno in grande stile di Ghali. Testo pieno di grandi verità: «Il prato è verde, più verde, più verde/ Il cielo è blu, blu, blu». Gli autori, oltre a Ghali, sono Davide Petrella e Michelangelo ma ci avremmo visto benissimo anche Maccio Capatonda in versione Padre Maronno.

Irama
Irama, «Tu no» 4-
Irama parte gridando, quasi fosse un Adriano Pappalardo postmoderno: «Solo una stupida canzone per riuscire a riportarti da me». Gli auguriamo sentitamente di riconciliarsi con la destinataria della canzone. Ma possibilmente da un’altra parte.

Angelina Mango
Angelina Mango, «La noia» 6-
Angelina Mango arruola Madame e Dardust per provare a lasciare il segno in questo Sanremo. La sua «è la cumbia della noia», la senti una volta e te la ricordi: programmata per la zona podio.

Geolier
Geolier, «I p’ me, tu p’ te» 5-
Il concetto è lo stesso di Most Likely You Go Your Way (and I’ll Go Mine) di Bob Dylan, gli sviluppi abbastanza diversi. Il genere è urban, la lingua ardita: «Nuij simm ddoje stell ca stann precipitann». Più che napoletano è napolese.

Maninni
Maninni, «Spettacolare» 5
Pop al pianoforte, ballata dal ritornello catchy sull’importanza dello stare insieme: «Ma abbracciami abbracciami che è normale/ Stringerti forte è spettacolare». Uno spettacolo non troppo originale.

La Sad
La Sad, «Autodistruttivo» 6-
Premessa doverosa: ai pre-ascolti 2023 demmo 6- a Splash di Colapesce e Dimartino, eppure era la canzone più bella di quel festival per distacco. Ce ne accorgemmo al secondo ascolto, perché quello era un pezzo da metabolizzare. Ci piacerebbe per questo ascoltare una seconda e una terza volta Autodistruttivo dei La Sad che provano a raccontare al pubblico mainstream il punto di vista di chi vive ai margini per scelta («E vomito anche l’anima per sentirmi vivo dentro a ’sto casino») con l’aiuto di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, tra gli autori del brano. Anche in questo caso la canzone potrebbe crescere.

Gazzelle
Gazzelle, «Tutto qui» 5.5
Ballad Brit con qualche metafora originale («Sembriamo due panda») e un ritornello di facile memorizzazione: «Vorrei guardare il passato con te/ addosso al muro col proiettore». Tutto qui.

Annalisa
Annalisa, «Sinceramente» 5-
Sinceramente un pezzo dance pop così furbo a Sanremo non lo sentivamo da un pezzo: «Sinceramente quando quando quando quando piango». Funzionerà, c’è da scommetterci sopra, ma anche in questo caso siamo in odore di intelligenza artificiale.

Alfa
Alfa, «Vai!» 3
La strofa sembra una cover degli Oasis, appena un po’ più ruspante del modello di riferimento. Caro Alfa, non avremmo saputo dirlo meglio: vai!

Il Volo
Il Volo, «Capolavoro» 4.5
Per i tenorini del Volo ritorno all’Ariston all’insegna della modestia. Passi per la struttura da ballad anni Ottanta con la voce impostata marchio di fabbrica che affiora qua e là, ma come si fa a intitolare un pezzo Capolavoro? In pianura padana direbbero: «Vula bass’».

Dargen D’Amico
Dargen D’Amico, «Onda alta» 6.5
Tra le pochissime canzoni di questa edizione che vogliono dire qualcosa di più che non sia il solito ti amo: «Sta arrivando sta arrivando l’onda alta/ Stiamo fermi e non si parla e non si salta». Speriamo che in Riviera arrivi per davvero.

Il Tre
Il Tre, «Fragili» 4-
Solito poppettino orecchiabile con qualche suggestione urban: «Siamo fragili come la neve, come due crepe». Fragili un po’ come questa canzone.

Mr. Rain
Mr. Rain, «Due altalene» 4
Chef Mr. Rain cucina la specialità della casa: la pop song che piacerà a tutti i bambini, un po’ come la cotoletta con le patatine fritte: «Io e te fermiamo il mondo quando siamo insieme/ anche se dura un secondo come le comete». Già se fermassero l’indice glicemico ci potremmo accontentare.

Ricchi e Poveri
Ricchi e Poveri, «Ma non tutta la vita» s.v.
Nei Sanremo di Amadeus non manca mai la quota retro cringe: stavolta è espressa dai Ricchi e Poveri che si producono in quello che dovrebbe essere un pop contemporaneo: «Anche la più bella rosa diventa appassita/ Va bene ti aspetto ma non tutta la vita». Ingiudicabile.
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