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Sanremo 2024, in testa Angelina Mango. Ascolti al 60,1%

ServizioLa terza serata

Il blues del Gladiatore Russell Crowe, l’appello pacifista di Eros Ramazzotti, il ritorno di Gianni Morandi e la comicità (non troppo comica) di Teresa Mannino

di Francesco Prisco

Sanremo, Amadeus su Travolta: “Si sta creando in caso dove non c’è”

5′ di lettura

Sono stati 10 milioni e mille, pari al 60,1%, i telespettatori che hanno seguito in media la terza serata del festival di Sanremo (dalle 21.19 all’1.38). L’anno scorso la terza serata del festival (dalle 21.25 all’1.59) raccolse in media 9 milioni 240mila telespettatori pari al 57,6% di share.

Attenti ché Angelina Mango ha messo la freccia. Al termine della terza serata di Sanremo 2024 nella Top 5 determinata da televoto e giuria delle radio ci sono infatti prima di tutto la cantante lucana due volte figlia d’arte, poi Ghali, Alessandra Amoroso, Il Tre e Mr. Rain. Presto per dire quanto potranno pesare queste gerarchie sulla classifica finale, il nuovo regolamento è fatto per non farti capire niente fino alla fine, ma la sensazione è che Angelina, la cui performance è stata salutata da una standing ovation dell’Ariston, con la sua Noia abbia lanciato un’opa per il gradino più alto del podio.

Per il resto, tirando il consuntivo delle cinque ore di show, viene da dire che questo Festival della canzone italiana continua a evidenziare problemi di scrittura. È uno show lungo, lunghissimo, smisurato, con parentesi comiche e momenti di riflessione buttati là alla meno peggio, sperando magari nel guizzo di qualche Fiorello che non è detto che arrivi. La scaletta non può che essere intasata di artisti in gara, tutto il resto non può che fare da contorno. Amadeus parte polemico: «Si è parlato tanto, secondo me troppo, di John Travolta», dice il direttore artistico a inizio puntata, «ma non si è data la giusta importanza alle parole di Giovanni Allevi». Verrebbe da replicare che se ne è parlato troppo perché il siparietto è stato costruito male e gestito peggio, ma vabbé, andiamo avanti ché è lunga la nottata. Più avanti ci scappa il solito momento patriottico, stavolta affidato al coro della Fondazione Arena di Verona che esegue il Va pensiero. «Sign o’ the times», avrebbe detto il genio di Minneapolis.

Teresa Mannino, comica non troppo

Quanto alle parentesi comiche, nella terza serata fanno capo soprattutto alla co-conduttrice Teresa Mannino. E viene da chiedersi: è davvero il massimo della comicità che in questo momento abbiamo in Italia? Sbuca dall’alto della scala dell’Ariston e gioca a fare la diva de noantri che si fa pregare per scendere, come una Anna Marchesini in sedicesimo. Le mettono uno stacchetto musicale personalizzato e lei finalmente scende. Una volta giù, dopo aver ironizzato sul suo abito («Il mio stilista? Non faccio nomi sennò succede un altro casino», dice alludendo al caso delle scarpe di Travolta), apostrofa Amadeus: «Ma che hai combinato? È da un mese che si parla solo di Sanremo. Sanremo Giovani, ballottaggi… i giornalisti sono tutti qua. Se succede qualcosa nel mondo, non lo sapremo mai. È bello vivere questo momento d’incoscienza. Sanremo è un Carnevale». Verissimo, ma non è che lo scopriamo oggi.

Teresa Mannino

La Mannino avrà poi un monologo tutto suo sulla finta superiorità dell’uomo, la perfezione della natura, il potere «di» preferito al potere «su». Ossia: «Siamo nel 2024 – riflette l’attrice, alternando il registro serio a quello comico – ma ragioniamo come 2524 anni fa. Il filosofo greco Protagora diceva che l’uomo è misura di tutte le cose, e per noi l’uomo ricco, bianco e occidentale è misura di tutte le cose, solo che l’ha persa, pensa che tutto il resto del mondo sia a sua disposizione e quello che non serve viene eliminato E le donne? Che fanno? Eppure sono indaffarate». Farà pure una gag in cui prende fiori da una carriola e li distribuisce al pubblico. Mettendo le mani avanti: «Voglio fare anch’io una di quelle gag di Sanremo che non fanno ridere e non vanno da nessuna parte». Se lo dice lei.

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