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Cantante, autore di brani iconici come «Me and Bobby McGee», fu letterato a Oxford e pilota di elicotteri. Ma anche attore per Scorsese e Peckinpah
di Francesco Prisco

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Può il figlio di un generale dell’aviazione destinato a una carriera universitaria diventare un fuorilegge del country, uno dei più prolifici autori del Great American Songbook e insieme una stella di Hollywood? Sì, se attraversi lo snodo cruciale degli anni Sessanta dopo avere esagerato col whisky. Perché l’America, per chi ancora non lo sapesse, è la terra delle opportunità e Kris Kristofferson – nato a Brownsville, Texas, negli anni della Grande Depressione e morto alle Hawaii alla veneranda età di 88 anni – ne ha avute tante.
A partire dalla fine degli anni Sessanta, il vecchio Kris ha scritto standard country e rock ’n’ roll come Sunday Mornin’ Comin’ Down, Help Me Make it Through the Night, For the Good Times e soprattutto Me and Bobby McGee. Kristofferson era cantante, certo, ma molte delle sue canzoni erano meglio conosciute per le interpretazioni altrui, come nel caso di Ray Price che cantava For the Good Times o la superba interpretazione di Janis Joplin su Me and Bobby McGee, pezzo ispirato a La strada di Federico Fellini che sarà anche dei Grateful Dead.
Tra Scorsese e Willie Nelson
Ne ha combinato di ogni, in vita sua: ha recitato per Martin Scorsese in Alice non abita più qui (1974), è stato accanto a Barbra Streisand in È nata una stella (1976), è apparso persino nel film della Marvel Blade (1998). Citava William Blake a memoria, così come era capace di buttare giù testi folk sulla solitudine impregnati di un tenero romanticismo. Con quei suoi capelli lunghi, i pantaloni a zampa d’elefante e le sue canzoni influenzate da Bob Dylan, è stato personaggio di punta di una nuova generazione di interpreti e autori country assieme ai coetanei come Willie Nelson e John Prine. «Non c’è autore migliore di Kris Kristofferson», disse di lui l’amico Willie. «Tutto quello che scrive è uno standard e noi tutti dobbiamo fare i conti con questo». I due insieme, con Johnny Cash e Waylon Jennings, avevano messo in piedi il supergruppo country The Highwaymen a partire dalla metà degli anni Ottanta, ma questa è un’altra storia.
Il letterato che pilotava elicotteri
Kristofferson è stato un pugile Golden Gloves, una stella del rugby e un giocatore di football al college. Ha conseguito un master in inglese presso il Merton College dell’Università di Oxford in Inghilterra, ha pilotato elicotteri come capitano nell’esercito degli Stati Uniti, ma ha rifiutato un incarico di insegnamento presso l’Accademia militare do West Point, per dedicarsi alla scrittura di canzoni in quel di Nashville, patria del country. Nella speranza di sfondare nel music business, lavorò come inserviente part-time presso lo studio Music Row della Columbia Records nel 1966, mentre Dylan registrava il capolavoro Blonde on Blonde.
Il battesimo di Johnny Cash
A volte, la leggenda di Kristofferson era più grande della vita reale. A Johnny Cash piaceva raccontare la storia, per lo più esagerata, di come Kristofferson fosse atterrato con un elicottero sul prato di casa sua per dargli una cassetta di Sunday Mornin’ Comin’ Down con una birra in una mano. In un’intervista del 2006 Kris dichiarava che forse non avrebbe avuto una carriera senza Cash. «Stringergli la mano quando ero ancora nell’esercito nel backstage del Grand Ole Opry è stato il momento in cui ho deciso di tornare», ha detto Kristofferson. «È stato elettrico. Mi prese sotto la sua ala protettrice prima che incidessi le mie canzoni. Ha messo lui in piedi il mio primo album che è stato disco dell’anno. Mi ha messo sul palco la prima volta».