Musica
Il quintetto sperimentale condensa in “Cowards” quanto fatto nei due precedenti album illuminandolo di talento
di Fernando Rennis
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La questione è sempre stata molto semplice, “di solito ci si ritrova in una stanza e si suona”. Ma quando lo fanno, gli Squid sono capaci di tirare fuori brani imprevedibili, matriosche di generi che si frantumano sul racconto di un quotidiano post-Brexit. È quello successo nel caos organizzato dell’esordio Bright Green Field e nella pastorale inglese OMonolith, usciti nel 2021 e nel 2023. La storia del quintetto comincia proprio nell’anno del referendum britannico, quando gli Squid erano una band jazz strumentale che suonava in piccoli locali e vivevano lungo la costa del Sussex, barcamenandosi tra gli studi e la loro passione. Non molto tempo dopo avevano deciso di trasferirsi a Londra, dove il produttore Dan Carey se ne era innamorato durante un concerto al famoso locale Windmill di Brixton, centro nevralgico della nuova scena chitarristica britannica degli anni Dieci. Da quel momento gli Squid hanno conquistato critica, pubblico e hanno planato sui piani alti delle classifiche.
Grandi canzoni e libri cupi su orribili assassini
Il gruppo ha cominciato a scrivere il suo terzo album a novembre 2022, tra la sala prove a Lewisham, quella dell’etichetta Warp a Gospel Oak e in residenze di improvvisazione dal vivo a Margate e Falmouth, dove la band ha testato il nuovo materiale in alcuni locali. L’idea era scrivere un disco costruito su grandi canzoni, che si scostasse dalla complessa densità dei precedenti. Il tour, letture oscure e di “libri cupi su orribili assassini” (Tender Is the Flesh di Bazterrica, Lapvona di Moshfegh, In the Miso Soup di Murakami), hanno contornato brani che distolgono lo sguardo dalle strade inglesi per spostarlo sulle dinamiche del male e delle sue ramificazioni. A maggio 2023, gli Squid si sono trasferiti allo studio Church di Crouch End, lavorando con Marta Salogni e Grace Banks, mentre stava per uscire il loro secondo album. Sui nastri non ci sono finiti soltanto gli strumenti suonati, ma anche campionamenti, orchestrazioni, il rumore dei raggi di una bicicletta. Il lungo tour mondiale ha permesso al gruppo di rifinire i dettagli con il mentore Carey.
“Potresti ricordarmi che sono cattivo anch’io?”
In Cowards non c’è redenzione. L’acida Crispy Skin tratteggia una storia distopica di cannibalismo che pone dubbi sulla moralità quando questa è minacciata dalla disperazione. Building 650 è uno psicotico frullato di krautrock e ambient che sonorizza la codardia di trovarsi accanto al male e non denunciarlo. Il grottesco è ancora più evidente in Blood on the Boulders, incentrata sul “turismo dark” di luoghi in cui hanno vissuto personaggi controversi come Manson. Fieldworks I e Fieldworks II raccontano una favola intrisa di un’atmosfera cupa, orchestrale, cantilenante. Cro-Magnon Man sfiora il math rock trafitto dal folk, Cowards è un ritorno alla potenza caotica, Showtime! si conclude in un muro sonoro, Well Met (Fingers Through the Fence) fa calare il sipario con un brano epico di otto minuti. Oscuri, poetici, audaci: forse questi sono i migliori Squid fin qui.
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