Roma
Dopo il successo del balletto di “Sogno di una notte di mezza estate” torna in cartellone il grande classico verdiano dal 21 al 30 giugno
Dal 21 al 30 giugno torna al Teatro dell’Opera di Roma “La Traviata” di Giuseppe Verdi. Questo appuntamento segue la messa in scena del balletto “Sogno di una notte di mezza estate” — musica di Mendelssohn, coreografia di George Balanchine — al Teatro Costanzi e precede “L’Aida” che si sposterà al Circo Massimo dal 12 al 28 luglio.
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La versione in scena dell’opera verdiana è frutto della regia di Sofia Coppola e della direzione di Francesco Ivan Spagna ed è stata portata la prima volta 10 anni fa. Il binomio vincente è risultato quello con il mondo della moda.
I vestiti di Violetta sono stati disegnati da Valentino Garavani mentre i direttori creativi dell’epoca firmarono gli altri: Maria Grazia Chiuri, ora direttrice di Fendi, si occupò della concezione dei costumi femminili, come quello di Flora, mentre Pierpaolo Piccioli dei costumi del Coro.
L’opera riprende il modello della versione definitiva di Verdi del 1854 — era già andata in scena nel 1853, che era stato un fiasco a causa di un cast non all’altezza.
Il fascino di quest’Opera è legata alla partitura musicale di Verdi ma anche al libretto di Francesco Maria Piave. La storia è la stessa di “Le Dame aux Camélias” di Alexandre Dumas figlio che si ispira alla fulminea esistenza della mondana Marie Duplessis (la Violetta di Verdi) e alla sua relazione amorosa con lo scrittore prima che diventasse famoso quanto il padre. Una relazione che sfidò le convenzioni sociali.
Colpiscono, inoltre, le scene eleganti e sontuose ma molto essenziali che restituiscono l’idea di una metropoli parigina ricca di feste e fuochi d’artifici, posta a confronto con un’atmosfera più ritirata e campestre. Il primo atto conquista sia per le parti corali sia per le arie in cui Violetta si strugge avendo scoperto la sua fallibilità (o forse la sua forza) innanzi gli strali di cupido. Se il primo episodio del secondo atto perde il ritmo incalzante, il secondo episodio del secondo atto parte subito con l’intrigante danza delle indovine e dei toreri, con l’entrata in scena del gruppo di ballo del Teatro dell’Opera. Il tripudio del dramma arriva con il sacrificio della protagonista — l’allontanamento —, seguito dalla malattia, qui anche il palcoscenico risponde al mutamento di salute e di umore: siamo nella camera di Violetta, le tende sono chiuse per non far entrare la gioia abbagliamento del giorno di carnevale. La conclusione risponde a un’escalation della musica e l’espressività della soprano Ekaterina Bakanova, che sostituisce Ermonela Jaho nel ruolo di Violetta per alcune repliche, conquista la platea.
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