
Trent’anni senza Kurt Cobain, il Nirvana del grunge
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E look che, più che trasandati, possiamo definire «stracciati». Volutamente e provocatoriamente. I primi protagonisti di questa rivoluzione caotica si esibivano in un locale newyorkese chiamato Cbgb. Inutile ricordare il loro nome: chi li apprezza li conosce, gli altri non capirebbero. Cobain invece capì, e fu una delle sue prime ispirazioni musicali.
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Il genere rimbalzò, come spesso era accaduto anche prima nel mondo del rock, da una parte all’altra dell’oceano, e si trasformò da fenomeno pressoché isolato a quello che a posteriori viene definito come «punk 77». Brutti, sporchi, cattivi; a detta di alcuni con zero capacità musicali (bontà vostra che sapete che cosa è l’Arte) e, spesso, impegnati. Il periodo era favorevole: l’onda del Sessantotto si era spenta e in tutto il mondo andavano di moda gruppi che «sapevano veramente suonare». È l’epoca d’oro del funky e del jazz-rock, ma spazio per chi usava una chitarra o un basso per sfogare la propria adolescenza e le turbe dei giovani adulti c’era. Eccome se c’era.
Brodo di coltura del giovane Kurt
Cobain nel 1977 aveva solo 10 anni, ma è proprio a partire da quel periodo che si fissano nella mente e nell’anima i propri gusti.
Il punk 77 durò poco, lasciando spazio alla new wave e a quei generi musicali più curati (o, azzardiamo, «leccati»?) che andarono per la maggiore negli anni Ottanta. Tornarono di moda i capelli lunghi, ma questa volta «puliti», quasi fossero trattati con prodotti di alta cosmesi. I protagonisti della scena musicale rock, da una parte e dall’altra dell’oceano, facevano tendenza ma forse avevano perso, almeno esteriormente, quello spirito di rottura che sembrava essere innestato, fino a quel momento, nelle radici di questo genere musicale. Da brutti, sporchi e cattivi a belli, puliti e buoni: solo con qualche strizzatina d’occhio alle «ragionevoli inquietudini» dei giovani, ma senza esagerare.
Eppure, i giovani di tutto il mondo non sempre si riconoscevano in questi modelli. Cobain era uno di loro. L’influenza del nichilismo del punk originario («Don’t know what I want, but I know how to get it», cantavano i Sex Pistols) se lo portò addosso per tutta la vita. Anche quando i Nirvana, quasi inaspettatamente, diventarono il gruppo forse più famoso dell’ondata grunge, con Nevermind, il disco che li portò per un periodo breve ma intenso sulla cresta dell’onda a livello mondiale. Lui non seppe, non volle adattarsi al successo. E la sua fiamma bruciò troppo velocemente, fino a quel fatidico 5 aprile 1994. «Sometimes I feel as if I should have a punch-in time clock before I walk out on stage», scrive nella sua lettera di commiato.