Musica elettronica
Addio a Sergio Ricciardone, co-fondatore e direttore artistico del festival C2C e presidente dell’associazione culturale Xplosiva
di Cristiana Gattoni
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Io c’ero, alla prima edizione del Club to Club. Era il 2002 e un quotidiano locale di Torino mi incaricò di seguire quel nuovo evento, inedito pellegrinaggio notturno per appassionati di musica “da ballare”: accadde tutto in una notte, un unico biglietto per una manciata di artisti e dj che si esibirono in vari locali della città. Il pubblico, o meglio i clubber, si spostavano “di locale in locale”, in una Torino ancora molto lontana dal grande balzo di popolarità nazionale che arrivò quattro anni più tardi, con le Olimpiadi invernali. Dunque il Club to Club – che nel 2019 fu ribattezzato C2C – nacque così: un fenomeno di nicchia per il giovane popolo della notte che, nell’immaginario zeppo di stereotipi dei benpensanti, amava le casse martellanti quanto le droghe sintetiche che ci giravano intorno. Come molti altri festival musicali andati in scena sui palcoscenici italiani, Club to Club sarebbe potuto scomparire, o virare al mainstream. Invece scelse di raccogliere quel fardello di preconcetti e di smontarli, anno dopo anno, liberando “la musica da club” dalle etichette che la relegavano a semplice colonna sonora del divertimento notturno.
Xplosiva
Viene da pensarci ora, a quel percorso inaspettato e coraggioso, a poche ore dalla scomparsa di Sergio Ricciardone, co-fondatore, direttore artistico del festival C2C e presidente dell’associazione culturale Xplosiva.
co-fondatore e direttore artistico del festival Xplosiva: una morte prematura (Ricciardone aveva 53 anni) e ingiusta, come tutte le morti premature che arrivano dopo una breve malattia. Ma in questo momento di lutto per la scena musicale italiana – ricordato anche in Parlamento, con un omaggio del deputato torinese Marco Grimaldi – più che al ricordo di chi non c’è più, è bello pensare all’eredità: se oggi in Italia la musica elettronica è riconosciuta come espressione artistica e veicolo di tendenze e cultura, il merito va anche al percorso compiuto dal C2C, da evento underground a punto di riferimento internazionale. Se Torino è inclusa tra le capitali della musica elettronica, il merito è anche del C2C. E se la techno berlinese, nel 2024, è diventata patrimonio Unesco, a Torino è più che mai vivo l’orgoglio per aver contribuito a far capire il valore di questo genere musicale. C2C ha portato Torino nel mondo, e ha portato il mondo a Torino: sul suo palcoscenico, progressivamente spostatosi in quel tempio post-industriale che è il Lingotto, si è esibito Thom Yorke, frontman dei Radiohead che lì presentò in esclusiva italiana il suo progetto solista. E poi ancora i grandi nomi della techno come Aphex Twin e Richie Hawtin, oltre a campioni della scena elettronica come Laurent Garnier, Jeff Mills, Dj Shadow, Nicolas Jaar, Moderat e Flying Lotus. Il festival ha occupato negli anni luoghi diversi – con concerti tra i velluti del Teatro Carignano, dj set al cospetto della Reggia di Venaria, performance alle rinnovate Officine Grandi Riparazioni – e si è aperto a generi e generazioni diverse: alla corte dell’elettronica torinese si sono presentati pionieri e maestri, da Franco Battiato ai Kraftwerk. Alla fine, non si trattava nemmeno più “semplicemente” di elettronica, e si iniziò a parlare di avant-pop: come a dire, qui suonano le avanguardie, i visionari, coloro che credono in un mondo e in una musica diversi. Ed ecco arrivare le esibizioni fantasmagoriche della non-binaria Arca, i ritmi ipnotici della geniale compositrice Caterina Barbieri (recentemente nominata direttrice artistica del settore musica della Biennale di Venezia), il sassofono di Kamasi Washington e il jazz funk anni 70 dei napoletani Nu Genea. L’elenco potrebbe continuare, e continuerà: la line up del 2025 (la prossima edizione è in programma dal 30 ottobre al 2 novembre, come sempre in concomitanza con la fiera d’arte contemporanea Artissima) conferma che il cammino del C2C non si ferma. Perché questa è, in fondo, la vera eredità di chi ha lasciato questo mondo: una città e un’intera scena culturale profondamente cambiate, più aperte, più audaci e più libere. A chi resta, il compito di raccogliere il testimone.
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