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Il nuovo paga e la Lady incendia la Scala

La Prima

di Carla Moreni

Vince assoluta la regia in questa apertura di stagione alla Scala, drammatica e fantasiosa, persino con un effetto a sorpresa di fuoco finale, con le due donne bruciate dal vivo in scena, morte avvolte dalle fiamme. Mai visto all’opera. Effetto non previsto, perché nella storia le due misere rivali in Siberia dovrebbero morire annegate, ma che crea fino all’ultimo una tensione d’ascolto rara, premiata con dodici minuti di applausi trionfali.

Insieme alla genialità del giovane Vasily Barkhatov, protagonista assoluto, vince tutto il teatro nella “Lady Macbeth nel distretto di Mcensk” di Šostakovič di questo 7 dicembre alla Scala. Anche la concertazione di Riccardo Chailly, che sembra prediligere percussioni e ottoni nella buca di orchestra, con una direzione motoristica, nervosa, punteggiata di continue esplosioni di clangori sonori, ma dove la richiesta di una articolazione espressionistica si sposa perfettamente con il palcoscenico.

Scelta intelligente, proporre questo titolo per il 7 dicembre, a confermare che il nuovo paga, e che una partitura tanto di rottura come quella dell’allora nemmeno trentenne compositore russo tiene come un magnete. Il rito milanese di Sant’Ambrogio per una volta si è trasformato in vero teatro. Moderno, intelligente. Con la protagonista, Sara Jakubiak, capace di restituire uno straordinario magnetismo vocale e emotivo, nella immedesimazione totale nel personaggio. Ancor più struggente, vestita nel mesto tailleur marrone, impiegatizio, che ne penalizza ogni femminilità, rendendola tuttavia insieme ancor più esplosiva nel desiderio di libertà. Meravigliosa lei, ma ottimi anche tutti gli altri del cast numericamente impressionante, con menzione d’onore al cinico suocero, Boris Izmailov, interpretato con perfetta adesione da Alexander Roslavets, e insieme al seduttore Sergej, perennemente in canottiera, ma dalla sfaccettata vocalità di tenore, di Najmiddin Mavlaynov.

Tutta la storia dall’inizio si sa già. Perché il taglio originale di Barkhatov è quello di raccontarci il dramma grottesco secondo un doppio livello narrativo: la “Lady” già all’inizio si presenta al tavolino della deposizione giudiziaria, mentre confessa i due assassinii domestici. Sarà quel tavolino a emergere ossessivamente dalla botola del palcoscenico, al pari di una paradossale punteggiatura che risolve con estrema efficacia il problema degli Interludi strumentali. Lì, con espediente teatrale facile, ma di grande effetto, compariranno la protagonista e poi a ruota tutti quanti sono rimasti coinvolti nei duplici assassini, in quello che qui si vuole il sontuoso ristorante di Boris Izmailov – stupendo nella scenografia liberty di Zinovy Margolin. Dalla minuscola confessione a tavolino, fredda ma anche comica, nella ritualità oggettiva da deposizione di polizia, si passa al video gigante, tripartito, scandito via via con gli oggetti del “noir”, che con oggettiva glacialità ripercorre il passo del dramma. Grottesco e tragico si inseguono, verità e finzione. Perché tutto è già successo, ma viene ripetuto. Esattamente come è il teatro.

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