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Il museo Pierre Cardin a Venezia: una sfilata verso il futuro

Pensava al futuro. Il passato per lui era poco importante, quasi non esisteva. Il suo sguardo correva sempre avanti, a quello che avrebbe realizzato domani, immaginando quello che ancora non c’era. Forse per questo non ha mai pensato a creare un archivio organico delle sue creazioni. Sono poche infatti le carte, i disegni, i cartamodelli che sono stati custoditi, a fronte di un patrimonio gigantesco – decine di migliaia di pezzi – di prototipi, modelli, capi unici.

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Pierre Cardin preferiva creare direttamente i suoi abiti con la stoffa, conosceva a fondo il mestiere del sarto, sapeva perfettamente come tagliare, cucire, approntare un modello semplicemente sul manichino. Le sue idee si trasformavano poi in architetture, in sculture fatte tessuto.

Di questo gigante della moda del ventesimo secolo che fu rivoluzionario in mille modi diversi (sue la minigonna con gli spacchi e le giacche senza collo indossate anche dai Beatles; sua l’invenzione del pret-a-porter e della produzione su licenza di centinaia di prodotti in tutto il mondo) è stato inaugurato a Venezia il primo museo. Anzi, per essere precisi, la casa-museo, perché Palazzo Bragadin, in Calle della Regina, era la residenza veneziana di Pierre Cardin, che in laguna amava tornare spesso.

Le sue origini, del resto, erano qui: Pietro Costante Cardin all’anagrafe, era nato nel 1922 a Sant’Andrea di Barbarana, a pochi chilometri da Venezia, ma la famiglia si era trasferita prestissimo in Francia, dove Cardin visse per tutta la vita, senza mai dimenticare le proprie radici.

Venezia era la città-culla, dove Pierre Cardin si ritirava per rigenerarsi; qui era nata anche la sua fortuna, nel 1951, quando Christian Dior gli commissionò una trentina di costumi per il “Ballo del secolo” organizzato a Palazzo Labia dal miliardario messicano Charles de Beistegui. Fu un successo planetario, che gli consentì di aprire il primo atelier.

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