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Hatfield House, musica e architettura in dialogo

Ci sono luoghi in cui la musica sembra acquistare una dimensione ulteriore. L’architettura non è soltanto lo sfondo dell’esecuzione, ma entra a far parte dell’esperienza d’ascolto, suggerendo relazioni, evocando memorie e modificando la percezione del suono. È quanto accade a Hatfield House, dove la quindicesima edizione del Music Festival, diretto da Guy Johnston, si è aperta l’8 ottobre con un programma cameristico che attraversa tre secoli di storia musicale, mettendo a confronto Mozart, Benjamin Britten, Dmitrij Šostakovič e Johannes Brahms.

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Nella monumentalità della Marble Hall la musica incontra uno spazio carico di storia, nel quale la ricchezza architettonica invita a un ascolto che coinvolge insieme percezione sonora e sensibilità estetica. Si è invitati ad entrare in una cassa armonica di uno strumento, che suggestiona esecutori e pubblico. Il rapporto tra luogo e repertorio diventa così una chiave di lettura del concerto: quattro linguaggi differenti, quattro modi di concepire la forma e l’espressione, uniti dalla capacità della musica da camera di trasformare il dialogo fra strumenti in un’esperienza di intensa concentrazione.

Hatfield House Music Festival, dove ogni cosa risuona

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Mozart: la grazia e l’intimità del flauto

Il percorso si apre con il Quartetto per flauto in re maggiore K. 285 di Mozart, dove grazia melodica, trasparenza e misura espressiva trovano nel dialogo fra flauto e archi la propria dimensione ideale. La flautista Katherine Baker è chiamata a intrecciare la propria voce con quelle degli archi, senza mai compromettere l’equilibrio dell’insieme. Particolarmente intenso è l’Adagio in si minore, nel quale la malinconia e la delicatezza del fraseggio rivelano la profondità emotiva celata dietro l’apparente semplicità della scrittura mozartiana.

Britten: la forma come trasformazione

Con il Phantasy Quartet op. 2 di Benjamin Britten, il linguaggio si fa più mobile e articolato. L’oboe di Christopher Cowie dialoga con violino, viola e violoncello in un unico movimento, dove contrasti ritmici e trasformazioni tematiche concorrono a costruire una forma in continua evoluzione. Agli interpreti è richiesta una particolare attenzione alle relazioni fra le voci, affinché la varietà delle atmosfere mantenga coerenza e continuità.

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