La recensione del concerto del 13 dicembre a Torino

Alessandro Alicandri
14 Dicembre 2023 alle 08:50
Ci sono concerti ai quali si va per divertirsi, altri per stare accanto a persone a noi simili, in una manciata di occasioni invece perché di quelle canzoni in quel momento ne hai proprio bisogno. L’esigenza di vivere la musica di Giorgia si è respirata a pieni polmoni nella data di chiusura del “Blu Live” tour nei palasport del 13 dicembre al Pala Alpitour di Torino, di fronte a migliaia di persone che attraverso due ore di concerto hanno trovato pace, a volte risposte. Di certo emozioni.
Il “Blu Live” nasce dal suo ultimo album ma del disco ci sono solo i brani più rappresentativi: sono presenti in modo massiccio le hit. Eppure negli arrangiamenti, nel modo di gestire la scaletta e la direzione musicale, si tiene fede allo spirito dell’ultimo disco concedendosi spazio per molto altro: i messaggi sulle urgenze sociali, l’omaggio alle donne che hanno reso grande la musica pop come Rihanna, Britney Spears e Whitney Houston, ma anche la massiva presenza di musicisti che ha fortificato lo spirito del live, che aveva i toni divertiti e imprevedibili di una jam session.
Giorgia con uno spirito festoso e con estrema gratitudine non si è risparmiata, giocando con il suo repertorio e con le cover in modo agile e leggero, facendo risultare sempre freschi anche i brani che in alcuni casi hanno più di 20 anni. È questo il potere dei classici che si unisce al superpotere di Giorgia: dare forza a tutto, anche a chi la ascolta. «A volte si arriva a raccogliere i pezzi, altre invece a ricomporli, come in questo caso. Questo è stato un viaggio di canzoni e di un contatto che avevo dimenticato» dice in una frase che dice tutto «sul contatto umano ero un po’ fuori allenamento e mi stupisco di poter cantare qui oggi. Non è affatto scontato e non potrei chiedere più ne oggi ne mai».