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Discografia, ricavi in crescita del 7,3% nella prima metà del 2026

Musica

Business a 224,7 milioni. Lo streaming premium continua a fare da traino (+9,45%). Il fisico accelera in termini percentuali (+11,94%)

Per la discografia italiana la prima metà del 2026 si chiude con un incremento del giro d’affari del 7,33 per cento. I ricavi complessivi del settore nel semestre si sono attestati a 224,7 milioni, merito soprattutto dello streaming che vale stabilmente l’80% del business, mentre in termini percentuali è stato il segmento fisico a crescere di più (+11,94%). Il quadro d’insieme che emerge dai dati semestrali di Fimi, l’associazione della major discografiche, suggerisce sin da ora che il 2026 sarà il nono anno consecutivo di crescita per il settore.

Una crescita che per ora ha soprattutto due protagonisti: Samurai Jay, la cui Ossessione ha chiuso al 17esimo posto a Sanremo ma si è imposta come il singolo più ascoltato del semestre, e Kid Yugi, il cui Anche gli eroi muoiono è stato l’album leader della prima metà dell’anno. Ma torniamo ai numeri.

Lo streaming, a livello complessivo, cresce del 6,97% attestandosi a 178,9 milioni. Neanche a dirlo, quando parliamo di Spotify, Apple Music & co., la fetta più sostanziosa della torta è lo streaming premium: 132,1 milioni di ricavi, in crescita del 9,45% sullo stesso periodo del 2025. Cala invece lo streaming free (-1,31%) sostenuto dalle pubblicità, mentre i video registrano un incremento del 2,73 per cento.

I dati Fimi sulla discografia italiana nel primo semestre 2026

Il segmento fisico avanza dell’11,9% attestandosi a 37,6 milioni di ricavi. E qui il grosso del business (26,1 milioni) lo fa il vinile, caratterizzato da una crescita del 18,5 per cento. Avanza, seppure a piccoli passi (+1,29%), anche il Cd che vale intorno agli 11,3 milioni. La nicchia degli altri formati audio (audiocassette in particolare) crolla del 66%, dopo l’hype di qualche anno fa.

Chiudono il quadro le sincronizzazioni per audiovisivo e pubblicità che nei primi sei mesi dell’anno hanno mosso 6,3 milioni, registrando un calo dell’1,73 per cento.

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