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Concerti: la verità, vi prego, su tour annullati e finti sold out

Un meccanismo che funzionerebbe più o meno così: c’è un promoter che propone a un giovane artista una grande venue. Se la riempie, nessun problema. Se non la riempie, sarà costretto a lasciare il volante all’organizzatore di eventi che farà come potrà («Biglietti gratuiti, ad un euro, 10 euro, invitiamo tutti i dipendenti di banche, assicurazioni, aziende a noi vicine», sottolinea il cinico impresario).

A pagare sarà il cantante: «Una buona parte dei costi per riempire lo stadio, ad ora vuoto, te li accolli tu», gli dice il manager. «Da questo momento in poi tu vai e fai (per anni) solo quello che ti dico io e tutto ciò che guadagni per un buon 85% è mio, perché devo rientrare», prosegue il racconto di Zampaglione. Che parla alla vigilia dell’uscita dell’edizione celebrativa de La descrizione di un attimo, maggior successo della sua carriera.

Cosa sta succedendo ai concerti

Ma è davvero scoppiata la bolla dei concerti? Partiamo dai numeri, che raramente tradiscono: il giro d’affari complessivo del settore, nel 2023 (ultima annualità disponibile), secondo Siae ha toccato i 967,4 milioni, grazie a un incremento sull’anno precedente del 33,5 per cento. Vetta mai raggiunta prima nella storia dal comparto. Merito di quella che gli osservatori anglosassoni definivano «hedonistic impatience» del dopo Covid. Merito di grandi tour internazionali come quello dei Coldplay, del solito Vasco Rossi, certo, ma anche di qualche game changer come i Pinguini Tattici Nucleari, per la prima volta in tour negli stadi, un fenomeno da un milione di biglietti venduti in un anno.

Il combinato disposto del boom di settore e dell’avvento di nuovi artisti nelle venue grandi deve aver convinto anche i manager più prudenti e i promoter più scettici a osare, tentare il tour nei palazzetti o la data allo stadio per il proprio artista. Il ragionamento era più o meno questo: hai 3,7 milioni di follower su Instagram e 4 milioni di ascoltatori medi mensili su Spotiy? Puoi fare San Siro. Il guaio è che il live è uno sport a sé, che follower e ascoltatori streaming non si traducono immediatamente in biglietti dei concerti venduti, che una carriera sul palco si costruisce passo dopo passo, dai circoli Arci a salire. Una carriera sul palco si costruisce lavorando. Qualcuno, con la sbornia post Covid, forse se lo è dimenticato e nelle ultime settimane potrebbe essere andato incontro a un busco risveglio.

No, la bolla non è scoppiata

In ogni caso no, la bolla non è scoppiata: a luglio, come ogni anno, Siae diffonderà infatti l’Annuario degli spettacoli e le prime indiscrezioni che circolano fanno riferimento a un’ulteriore crescita (!) della spesa del pubblico. Il sentiment delle piattaforme di ticketing, poi, anche sul 2025 è positivo. Gli annullamenti, le riprogrammazioni e i finti sold out ci sono, come in fondo ci sono sempre stati, ma non impattano sul trend generale. I prezzi dei biglietti non c’entrano, il potere d’acquisto neanche. La verità, come spesso succede, è molto più banale di quello che potremmo essere portati a credere.

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