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Il cantautore romano cede alla major anche i master dal 2004 in avanti. E intanto annuncia il tour dell’addio che si chiuderà nel 2026
di Francesco Prisco
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Di fronte al dito che indica la luna, c’è chi guarda la luna e chi guarda il dito. Guardare la luna di sicuro è più romantico, ma concentrarsi sul dito certe volte non è meno interessante, soprattutto sul versante delle conoscenze… anatomiche. E così, mentre tutti parlano dell’addio alle scene dopo i prossimi mille giorni di Claudio Baglioni, attraverso una serie di attività che termineranno entro il 2026, noi vogliamo concentrarci sulla notizia che fa da corollario alla notizia: Sony Music, già casa discografica del Claudione nazionale, ha completato l’acquisizione del suo catalogo discografico.
Cosa ha comprato Sony Music
L’acquisizione riguarda i master (ossia le incisioni) che Claudio Baglioni ha sfornato dal 2004 in avanti che appartenevano allo stesso cantautore romano e venivano gestiti da Sony Music attraverso un contratto di licenza. Un contratto che sarebbe scaduto nei mesi prossimi «e così – spiega al Sole 24 Ore il ceo italiano della major Andrea Rosi – abbiamo preferito ragionare su una prospettiva di lungo termine: piuttosto che rinnovarlo, abbiamo direttamente rilevato il catalogo». Non stiamo parlando dei master dei superclassici di Baglioni, di dischi come Questo piccolo grande amore (1,5 milioni di copie vendute dal 1972) o La vita è adesso (4 milioni di copie dall’uscita datata 1985) già in pancia a Sony Music che li aveva ereditati dalla Rca Italiana e da Cbs. E non stiamo parlando neanche del publishing, gestito in comproprietà con Universal Music Publishing e Curci. Stiamo parlando dei master degli album Q.P.G.A. (2009), ConVoi (2013) e In questa storia, che è la mia (2020), cui si uniscono cinque dischi dal vivo, sei best of e due dischi di cover.
Le strategie di valorizzazione del catalogo
«Aver riportato a casa questo materiali – continua Rosi – per noi rappresenta un enorme vantaggio operativo. Portiamo avanti con successo strategie che riguardano la valorizzazione del patrimonio dei cantautori italiani presso le nuove generazioni, lo facciamo per Lucio Dalla e Fabrizio De André e l’operazione Baglioni non si sottrae a questa logica. Sui cataloghi abbiamo imparato a lavorare con un approccio frontline: è una strategia che paga, nell’epoca dello streaming. E in questa chiave, avere tutti i master di Baglioni, è sicuramente un vantaggio.
Il valore del deal
Top secret il valore economico della cessione, ma si sa che operazioni di questo tipo si basano su multipli della media di fatturato degli ultimi cinque anni di un determinato repertorio. Se ragioniamo in termini di streaming, l’intero repertorio di Baglioni (tenendo dentro anche i superclassici, insomma), su Spotify viaggia sugli 829mila ascoltatori mensili. Per capirci: uno Sfera Ebbasta è sui 7,8 milioni di ascoltatori. La canzone di maggior successo di Baglioni su Spotify è Questo piccolo grande amore che, da quando è sulla piattaforma, ha totalizzato 34 milioni di stream. Stiamo comunque parlando di ragionamenti accademici che lasciano il tempo che trovano: «Non è detto che i conteggi degli ascolti, anche nel futuro, resteranno quelli attuali che privilegiano l’ascolto compulsivo», sottolinea Rosi. Oppure, come cantava il diretto interessato: «Le cose cambiano per vivere/ E vivono per cambiare».
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