A Basilea va in scena l’Eurovision Song Contest (stasera alle 21 la finale, in diretta su Rai 1 e in contemporanea su Rai Radio 2 e RaiPlay) e la città è tappezzata di cartelloni che recitano: All you need is Basel. La storia dietro questo slogan di ispirazione beatlesiana è curiosa e poco nota: nel 1967 due capolavori di Picasso – I due fratelli e Arlecchino seduto, in prestito al Kunstmuseum Basel – rischiavano di essere venduti all’estero dal proprietario, collezionista finito in bolletta. I giovani della città si mobilitarono: raccolsero firme, sfilarono in piazza e, al grido di “All you need is Pablo”, convinsero i cittadini a votare un referendum. L’amministrazione cantonale stanziò oltre sei milioni di franchi per acquistare i quadri e tenerli in città. Picasso, commosso, donò altre quattro opere.

(Copyright: fotomarcgilgen)
Non è solo una bella storia: è un indizio di quanto Basilea prenda sul serio – e con passione – l’arte, in tutte le sue forme. Così, mentre alla St. Jakobshalle si accendono le luci dello show più glitterato della tv, la città intera si lascia trascinare: come allora per i quadri, oggi per la musica. Con la convinzione che l’arte, sì, sia una cosa seria, ma anche una cosa da festeggiare, con l’entusiasmo dovuto.

Barfüsserplatz
Oltre lo show, per le vie della città
Nel centro storico si vedono spettacoli di strada e karaoke estemporanei. C’è chi ha messo in piedi un laboratorio volante per un make-up a base di lustrini. Sono diversi i palchi sparsi tra piazze e cortili, tra cui alcuni semplici basamenti di legno che accolgono artisti di strada, senza fare distinzioni: dall’anziano basilese che intona i canti di una volta, alla chitarrista folk che imbraccia la chitarra, scalza, una specie di Joan Baez catapultata sulle rive del Reno. Sotto le insegne delle birrerie incastonate nelle case a graticcio, si ascoltano gli ABBA, un omaggio ai vincitori più famosi della storia dell’Eurovision Song Contest. Ai tavoli si brinda e si balla, tra boa di piume, parrucche rosa, giacche improbabili e bandiere ovunque: sventolate, indossate, dipinte sui volti. C’è chi porta quella dell’Unione Europea come un mantello da Superman, e pazienza se oggi quelle stelle su sfondo blu potrebbero apparire un po’ sbiadite. Alla Barfüsserplatz si canta fino alle ore piccole, perché se è festa, è festa davvero e c’è spazio per tutti i generi, dall’hip hop all’elettronica. I tram girano fino a tarda notte, per riportare a casa chiunque abbia ancora voglia di ballare. Poco distante, lo Stadtcasino ristrutturato da Herzog & de Meuron, il duo locale delle meraviglie, osserva con compostezza l’euforia urbana.

Fondazione Beyeler ESC Ugo Rondinone (Foto: copyright Kostas Maros)
Mostre a tema
Anche l’arte ha deciso di giocare: alla Fondazione Beyeler è allestita Over the Rainbow, mostra con una selezione di opere “in tonalità Eurovision” e la grande installazione luminosa di Ugo Rondinone svetta sul tetto dell’edificio progettato da Renzo Piano: We are poems, noi siamo poesie. Anche il Museo di Storia Naturale si è lasciato contagiare dallo spirito dell’ESC, con la mostra Glitter and glamour: ha allestito la “disco più piccola del mondo” in una vecchia cabina telefonica, ha riportato in sede il suo famoso unicorno e ha ospitato un dj set nel cortile interno.
Così Basilea, città dell’arte alta e di Art Basel, si lascia andare. Flirta con il kitsch, gioca a fare la maranza, accoglie un’Europa allargata (in gara c’è anche Israele, l’Australia invece è stata eliminata alle semifinali) con la leggerezza di chi sa bene che si può essere seri anche senza prendersi sul serio. E allora sì: per qualche giorno va bene così. Abiti di paillettes, coriandoli, un po’ di leggerezza, fiumi di gente che affollano le strade (fino a oggi 200mila persone, secondo i dati ufficiali) e una città che non dice di no a chi ha voglia di cantare. E non confondiamola con una sagra di paese all’ennesima potenza. Perché chi liquida l’Eurovision come un baraccone, forse non sa che, oltre a quello che si vede in tv, c’è altro. Non è un caso che tutto questo succeda a Basilea: città di confine, laboratorio europeo per vocazione, da sempre crocevia tra lingue, culture e visioni. Dove si parla tedesco ma si pensa francese, dove si arriva a piedi dalla Germania o in tram dalla Francia. Un luogo che sa cosa vuol dire stare in bilico.