L’eleganza alla prima della Scala
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La Villa di Sant’Agata
Qualche grido lo si è avuto anche in Teatro. “Salvate Sant’Agata” è stato urlato prima dell’inizio dell’Inno di Mameli. Se l’anno scorso dal loggione era partito un urlo “W l’Italia antifascista” quest’anno l’appello (applaudito da parte del pubblico) è andato alla tutela della villa di Verdi a Sant’Agata, a Villanova d’Arda (Piacenza), ora chiusa e messa in vendita per volontà del tribunale di Parma a causa di liti fra gli eredi.
I big dell’Economia e Finanza
Come sempre la prima dei Sant’Ambrogio è anche un momento di incontro con i big dell’economia e della finanza. Tra gli ospiti in sala Giuseppe Castagna, a.d. di Banco Bpm, ha commentato il rafforzamento nel capitale della banca da parte di Crédit Agricole: “conferma il loro supporto. Sono molto contento del loro investimento”. Per l’ops di Unicredit, dicendo che “è ancora molto lunga”. Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, interrogato su una possibile opa su Prosiebensat ha detto “non mi tengono aggiornato”. In sala fra gli altri anche Emma Marcegaglia, presidente e amministratore delegato di Marcegaglia Holding e Diana Bracco, presidente del Gruppo Bracco.
Ma torniamo all’Opera
Riadattata dal Don Alvaro, ò la fuerza del sino di Angel de Saavedra, dopo il debutto con successo di pubblico al Teatro Imperiale di San Pietroburgo il 10 novembre del 1862, Verdi non contento dell’esito ne fece rimaneggiare il libretto da Antonio Ghislanzoni in vista della prova scaligera del 27 febbraio 1869, per cui rimaneggiò partitura e ordine delle scene, con un intervento massiccio sul finale, con Don Alvaro che assiste alla morte di Donna Leonora e si prepara alla redenzione, mentre nella versione sanpietroburghese, – schiacciato dalla maledizione del marchese di Calatrava – si gettava dalla rupe.
Tragico e comico
Alla Scala fu ancora un successo anche se l’insolita – per il pubblico meneghino – l’eterogenea commistione fra tragico e comico destò non poche perplessità. La coerenza drammatica e gli schematismi e assiomi del melodramma erano messi in discussione, sacrificati sul bel più complesso altare, cifratamente verdiano, di una rappresentazione dell’umano dei suoi personaggi a tutto tondo. Tanto più poi in un’opera che ha il suo fulcro nel destino, inesorabile moira alla cui rota si fila e recide la sorte dei molti personaggi di quest’opera e non solo.
Interpreti
Per il cast, Fabrizio Beggi è Il marchese di Calatrava, Anna Netrebko Donna Leonora (applaudita fin dal primo atto, superba nell’aria “Madre, madre”), Don Carlo di Vargas è Ludovic Tézier (il più bravo di tutti, grande voce!) non teme nemmeno la tremebonda prova de l’ “Urna fatale del mio destino”: semplicemente da manuale. Eccelso e applauditissimo, mi ripeto perché è doveroso. Brian Jagde è un buon Don Alvaro, anche se alla prova della dizione fatica, mentre Preziosilla, che ha la voce di Vasilisa Berzhanskaya, è di resa altalenante; il Padre guardiano è interpretato da Alexander Vinogradov. Quanto alle scene sono di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino, la coreografia di Michela Lucenti. Orchestra sempre trascinante.