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Sanremo 2025, le pagelle in diretta della finale

Festival della canzone italiana

Voti e giudizi a tutte le 29 esibizioni dell’ultima serata da Francesca Michielin a Sarah Toscano

di Francesco Prisco

3′ di lettura

Tempo di scrutini finali per il 75esimo Festival della canzone italiana. I voti e i giudizi di Francesco Prisco sulle 29 performance dei Big (e sul loro cammino in questo Sanremo).

Francesca Michielin

Francesca Michielin, «Fango in paradiso» 5

Questa ragazza aveva grandissime potenzialità quando partì a X Factor. Gli approdi della sua musica – questo pop che vorrebbe essere contemporaneo ma, gratta gratta, è sanremese classico – ci lasciano alquanto indifferenti.

Willie Peyote

Willie Peyote, «Grazie ma no grazie» 7

Cocktail felice di urban, bossa nova e sguardo satirico sulla contemporaneità. Ossia Willie Peyote in purezza. Grazie ma, sì, grazie.

Marcella Bella

Marcella Bella, «Pelle diamante» s.v.

Operazione spregiudicata portarla a questo Festival.

Bresh

Bresh, «La tana del granchio» 6,5

Non tutto l’urban sa andare in direzione pop restando credibile. Questo ragazzo ha talento e gusto e ci riesce molto bene.

Modà

Modà, «Non ti dimentico» 5,5

Kekko canta bene, la band suona davvero, cosa non scontata di questi tempi, la presenza scenica c’è. Ma allora il problema qual è? Il gusto. Non tanto quello di chi scrive, quanto quello di chi sta sul palco.

Rose Villain

Rose Villain, «Fuorilegge» 4

Questa esibizione è un viaggio nel futuro. Quando le canzoni saranno tutte scritte dall’intelligenza artificiale, suoneranno come «Fuorilegge». E magari, con il prompt giusto, le faremo anche cantare a una popstar uguale a Rose Villain. Per essere veri bisogna essere imperfetti.

Tony Effe

Tony Effe, «Damme ’na mano» 4

Califano è il modello di riferimento. Ma Califano sapeva cantare. Il cammino dell’artista che dall’urban vuole passare alla musica leggera tradizionale non può non passare da un’attività forse desueta ma necessaria: lo studio.

Clara

Clara, «Febbre» 4

Abbiamo analizzato questa canzone da più punti di vista, nelle serate precedenti. Stavolta ci soffermiamo su un verso: «Te che non vuoi scendere come la febbre». Per il problema in questione viene in mente una soluzione generica: si chiama anti-piretico.

Serena Brancale

Serena Brancale, «Anema e core» 4

Tra i due estremi – la sublime performance nella serata delle cover e questa Anema e core – preferiamo tutta la vita il primo.

Brunori Sas

Brunori Sas, «L’albero delle noci» 9

Ci sono mille modi diversi per giocarsi Sanremo se sei un artista con una lunga storia nel circuito indipendente e un seguito importante dall’«altra parte». Dario Brunori ha scelto il migliore. Delicato ma coerente. Autorevole.

Francesco Gabbani

Francesco Gabbani, «Viva la vita» 6

Parte come una ballad r’n’b, arriva a un ritornello anthemico. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il meno originale dei Gabbani festivalieri. Ma fa il suo.

Noemi

Noemi, «Se t’innamori muori» 5

Ballata fin troppo scolastica.

Rocco Hunt

Rocco Hunt, «Mille vote ancora» 5-

L’urban esige certe ruvidezze. Il problema con Rocco Hunt è sempre lo stesso: non ci piace lo zucchero nel caffè. Il baciamani a mammà ci ha fatto salire la glicemia a livelli critici.

Stash di The Kolors con Fru di The Jackal

The Kolors, «Tu con chi fai l’amore» 6,5

Ci stavamo giusto lamentando del fatto che a questa finale mancava un controcanto comico. Poi accanto a Stash è apparso a ballare Fru di The Jackal vestito tipo Elvis a Las Vegas. Mezzo voto in più solo per questo.

Olly

Olly, «Balorda nostalgia» 4

Potremmo dire molte cose sul cantante che, in quanto a gusto, lascia molto a desiderare. Stavolta però ci concentriamo sulla canzone. Che è l’eterno ritorno del pop italiano a L’aria del sabato sera.

Achille Lauro con Alessia Marcuzzi, co-conduttrice della finale

Achille Lauro, «Incoscienti giovani» 5

Dite la verità: sentirgli cantare Incoscienti giovani dopo che Antonello Venditti ha citato Notte prima degli esami fa un certo effetto. Per citare Ciccio: come un istante déjà vu, ombra della gioventù.

Coma_Cose

Coma_Cose, «Cuoricini» 6,5

Abiti eccessivi per la finale. Una carnevalata divertente che accompagna quella che non è la migliore canzone del duo lombardo.

Giorgia

Giorgia, «La cura per me» 7,5

Giorgia fa Giorgia. Ariston in piedi.

Simone Cristicchi

Simone Cristicchi, «Quando sarai piccola» 6-

Ascoltata e riascoltata, la sensazione si consolida: è la versione in prosa di una bella poesia. Dice troppo, e questo è un fattore di debolezza.

Elodie

Elodie, «Dimenticarsi alle 7» 4

Uno dei tanti dance pop intercambiabili cantato da una delle ragazze del dance pop intercambiabili.

Lucio Corsi, «Volevo essere un duro» 8

Una delle cose più belle che potessero capitare a questa edizione del Festival. È uno dei migliori a scrivere canzoni della sua generazione: si meritava questa vetrina. Se l’è giocata alla grande. E speriamo sia solo l’inizio.

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