Un grande show come un gioco di traduzione, nel tempo e nello spazio. Gioco di testi e contesti, dove il passato risuona ma dove si suona ancora, al presente, con una lunga lunghissima coda di ospiti. Neffa in versione rap al Forum di Assago, anno 2025. Sì, in concerto c’è il pop, c’è la musica leggera abbracciata all’inizio del millennio che fa ballare il palazzetto, ci sono il soul, il funky, la black music, ma soprattutto c’è il fiume carsico dell’hip hop, che riemerge con beat, flow, rime, rimandi, il guaglione, la balotta, le featuring di figli e nipoti (musicali, s’intende).
Tutto torna nel live del 5 novembre, summa di una carriera, ma non pretestuoso: arrivato in scia ai due capitoli di Canerandagio, il doppio album uscito quest’anno in cui Giovanni Pellino, classe 1967, torna a vestire il metaforico cappellino rap. Un lavoro di citazioni incrociate, che riallaccia il Neffa dei Novanta, quello dei Sangue Misto e dei Messaggeri della Dopa, e spande nelle tracce, con nuovi suoni, echi dei pezzi che furono.
Non indossa il cappellino sul palco, Neffa, si muove composto, ma apre e chiude il concerto con due Messaggi chiari, in diretta dal 1996: In linea («È il ritorno del guaglione sulla traccia») e Aspettando il sole, la storica hit che per la prima volta (o «forse solo una volta da Red Ronnie») viene cantata dal vivo con Giuliano Palma, che fu voce del ritornello in originale. Ed è il colpo finale di uno spettacolo composito, oltre due ore di musica arricchita da uno stuolo di artisti, giovani ed ex, gli stessi che sfilano nelle tracce di Canerandagio: da Jake la Furia (Biancoenero) a Coez (Inquinare), da Guè (Cuoreapezzi) a Franco126 (Bufera), da Fabri Fibra (Hype) a Mahmood (Lunarossa).
Gli ospiti sono tanti (troppi?), se ne contano ventuno, e lo show deve correre, per necessità, mentre sul palco lo chiamano maestro, leggenda: chi dice che «il motivo per cui faccio ciò che faccio è Neffa» (Frah Quintale), chi sottolinea la situazione «utopica» e ricorda quando consumava le musicassette (Gemitaiz). L’ex «avversario» J-Ax addirittura si inginocchia. E il tributo arriva anche da chi ai tempi dei Messaggeri non era ancora nato, come Ele A. Mentre il pubblico si esalta al richiamo di storici collaboratori e compagni di viaggio: Kaos, Deda o Al Castellana. «Sono passati trent’anni e passa/Ancora in massa puoi sentire che mi copiano», canta Neffa: «Non so che dire, ma mi chiamano “maestro” / Un po’ per dire che mi sono fatto vecchio».
Lo show retrospettivo alterna il rap (Carcere a vita, L’incognita, Stare al mondo) al cantautorato (Prima di andare via, La mia signorina, Lontano dal tuo sole, tra le altre), incastra i due momenti, con l’accompagnamento dell’amico Dj Double S e quello di una band e la voce di Tahnee Rodriguez. La scenografia fa il resto, evocando questi «trent’anni e passa», dal 1993 al 2025, e riassumendoli con immagini che a un certo punto scorrono sotto forma di notizie, tra titoli di giornale e servizi tv: dall’arresto di Totò Riina ai bombardamenti su Gaza. «E mi fa ridere che dicono che quando rappo/ Sembra di stare nei Novanta, guardo il mondo, è vecchio».